Tempi di guerra. La storia… insegna

Paolo Doglioni | 04 agosto 2026 alle 16:13 | 0 commenti

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In un periodo in cui guerre, lotte di potere, protagonismo di leader politici, stanno mettendo a repentaglio la sicurezza mondiale, riflettere sulla vita di tre personaggi famosi, Giulio Cesare, Federico II Hohenstaufen e Napoleone che hanno costruito la loro esistenza proprio sulla ricerca del potere, può suggerire qualche utile considerazione.

Gaio Giulio Cesare era nato nella Suburra, quartiere malfamato di Roma tra il 101 e il 100 a.C. in una famiglia aristocratica, ma povera. Il mito racconta che tra i suoi antenati ci fosse il primo re di Roma, Romolo, a sua volta discendente di Ascanio figlio di Enea e quindi di Venere.
La carriera politica di Cesare fu caratterizzata da un prestigioso cursus honorum: fu eletto tribuno militare, divenne poi questore, edile curule, pontefice massimo, pretore e infine console nel 59, anno in cui consolidò l’alleanza con Pompeo e Crasso, attraverso il Primo Triumvirato.
La sua ascesa iniziò l’anno dopo, quando, da proconsole delle province della Gallia Cisalpina e dell’Illirico, attaccò i popoli della Gallia del nord, arrivando ad invadere anche la lontana Britannia.
Impressionanti le distanze che percorreva in poco tempo, ottenendo vittorie sempre più importanti fino a sottomettere tutta la Gallia tra il 51-50 a.C. e a imprigionare il carismatico comandante Vercingetorige.

Nel 53 a.C. Crasso venne ucciso in Turchia dai Parti, e rimasero a fronteggiarsi Cesare e Pompeo. La rivalità divenne scontro aperto: Cesare passò in armi nel gennaio del 49 a.C. il famoso Rubicone e dette inizio a una guerra civile con Pompeo, guerra che terminerà nel 48 a.C. con la vittoria di Cesare a Farsalo. Arrivato in Egitto, lo pacificò dalle lotte familiari che opponevano Tolomeo XIII alla sorella Cleopatra VII, con la quale Cesare ebbe una relazione, da cui nacque il figlio Cesarione.
Cesare continuò freneticamente a combattere, la sua corsa al potere non conosceva limiti.
Fu console nel 46, 45 e 44. Nel 47 divenne dictator per 10 anni. Il 14 febbraio 44 a.C. fu nominato dittatore a vita e probabilmente ciò fu la causa scatenante del suo assassinio un mese dopo, alle Idi del 15 marzo a 56 anni, da parte di congiurati che vedevano nell’accumulo delle sue cariche un pericoloso attentato alle istituzioni repubblicane.

Federico II Hohenstaufen nacque a Jesi nel 1194 dall’imperatore Enrico VI e da Costanza d’Altavilla; rimasto orfano di entrambi i genitori, venne posto sotto la tutela di Papa Innocenzo III. Nel 1209, a soli quindici anni, fu fatto sposare dal Papa a Costanza d’Aragona, vedova del re d’Ungheria Emerico, di diciotto anni più anziana.
Dal matrimonio, felice malgrado la differenza di età, nacque Enrico.
Nel 1214 Federico venne eletto re di Germania e dei Romani e nel 1220 fu incoronato imperatore a Roma da Papa Onorio III.
La vita privata di Federico fu piuttosto movimentata: ebbe figli da diverse donne e dopo la morte della moglie Costanza, avvenuta nel 1222, si sposò altre tre volte: con Isabella di Gerusalemme, con Isabella d’Inghilterra e con Bianca Lancia.
Da imperatore aveva giurato al Papa di tenere divise le corone di Germania e di Sicilia, ma questo accordo non venne mai rispettato: da qui il contrasto con il papato, alimentato anche dal non adempimento della promessa di liberare la Terra Santa dagli infedeli.
Per questo fu scomunicato due volte da Papa Gregorio IX e una volta da Papa Innocenzo IV.
La sua vita fu una battaglia continua, uno spostarsi incessante dal sud al nord Italia con puntate in Germania, un impegno pesante, anche finanziariamente, per contrastare oltre che il papato anche i liberi comuni del nord Italia. Fino alla fine della sua vita fu circondato da sospetti e tradimenti veri o presunti. Basterà ricordare la vicenda di Pier delle Vigne, il suo consigliere più fidato: accusato di tradimento, accecato ed incarcerato, si suicidò per il dolore di un’accusa ingiusta.

Emblematica la sorte di Vittoria città da lui fondata vicino alla nemica Parma: venne conquistata e distrutta nel 1248.
Per Federico fu la perdita non solo di numerosi soldati, ma anche la sottrazione del tesoro imperiale, costituito da grandi quantità di monete d’oro e argento, dalla corona con pietre preziose, dalla matrice della bolla d’oro imperiale e dal sigillo del Regno di Sicilia che servivano per garantire l’autenticità dei documenti. Federico si trovò senza risorse per sostenere l’esercito, così molti soldati e cavalieri, senza paga, disertarono. Gli appelli di Federico ai suoi alleati per avere risorse economiche, non ottennero risposta.
Nel 1249 una carestia colpì l’Italia meridionale, il figlio re Enzo fu catturato dalle milizie bolognesi, perfino la fedelissima Cremona sembrò voler passare con gli alleati del Papa.
Il 1250 si aprì con poche possibilità di riscossa: Federico, prostrato, si rifugiò in Puglia e all’inizio di dicembre a Castel Fiorentino, non lontano da Lucera, alla presenza del figlio Manfredi e altri nobili fedeli, dettò il suo testamento designando il figlio Corrado IV alla corona imperiale. Il 13 dicembre 1250 Federico morì all’età di cinquantasei anni (la stessa età di Cesare), dopo una vita di battaglie continue alla ricerca incessante di potere.

Napoleone (Aiaccio 1769-Isola di Sant’Elena 1821) figlio di Carlo e di Letizia Ramolino, appartenente a una famiglia della piccola nobiltà che gli diede la possibilità di essere ammesso a soli nove anni alla scuola reale di Brienne-le-Château diventando nel 1789 ufficiale. Allo scoppio della Rivoluzione tornò in Corsica unendosi al movimento indipendentista di Pasquale Paoli con il quale però entrò in conflitto, tanto che dovette trasferirsi con tutta la sua numerosa famiglia, a Tolone dove ebbe il suo primo successo contro gli inglesi che gli valse il grado di generale di brigata e l’amicizia con Paul Barras, amicizia che si rivelerà provvidenziale sia per la carriera sia per il matrimonio ( celebrato nel 1796) con Josephine Tascher de La Pagerie vedova di Alexandre de Beauharnais, un nobile ghigliottinato all’inizio della Rivoluzione. Negli anni 1796-1797, a soli ventisei anni, fu a capo della prima campagna d’Italia e, nonostante l’esercito raccogliticcio, riuscì a sconfiggere prima l’esercito sabaudo e poi l’esercito austriaco, siglando con il trattato di Campoformido la sua prima vittoria internazionale ed acquisendo grande popolarità a Parigi. Per contrastare la potenza commerciale inglese nel biennio 1798-1799 progettò la campagna d’Egitto, nel corso della quale dovette ritornare in Francia per contrastare una fronda ostile. Nel novembre del 1799 con un audace colpo di Stato si fece eleggere Primo Console e immediatamente iniziò la seconda campagna d’Italia che si concluderà con la decisiva battaglia di Marengo che costrinse gli austriaci all’armistizio.
Tra il 1800 e il 1804 consolidò con accordi e trattati l’effettivo potere su gran parte dell’Europa. Il 18 maggio 1804 si fece proclamare dal Senato imperatore dei francesi, a cui seguì il 2 dicembre nella chiesa di Notre-Dame l’autoincoronazione alla presenza di Papa Pio VII.
Nel 1805 sembrava che il suo potere non conoscesse limiti, tanto che a maggio si proclamò anche re d’Italia. Russia e Austria si coalizzarono contro di lui, ma vennero sconfitte il 2 dicembre nella battaglia di Austerlitz, considerata uno dei capolavori strategici di Napoleone.
In Europa nessuno sembrava potesse contrastarlo. Napoleone nel 1810 raggiunse il massimo del suo potere e per poter avere degli eredi divorziò da Josephine e sposò Maria Luisa Asburgo Lorena, figlia dell’imperatore Francesco d’Austria dalla quale ebbe il sospirato erede: Napoleone Francesco Carlo Giuseppe.

La sua ambizione senza limiti lo indusse nel 1812 ad una temeraria impresa: invadere la Russia. Nonostante il potente esercito di ben 600.000 soldati e i mezzi impiegati, l’impresa fallì e Napoleone dovette affrontare una ritirata devastante. L’anno dopo una coalizione europea lo sconfisse a Lipsia. Malgrado la sua abdicazione, fu esiliato nell’isola d’Elba, da dove riuscì a fuggire, iniziando il periodo dei “cento giorni” che si conclusero il 15 ottobre 1815 con la sconfitta di Waterloo. Tutti gli stati europei si erano coalizzati contro di lui. Fatto prigioniero, venne esiliato nella sperduta isola di Sant’Elena nell’oceano Atlantico dove morirà il 5 maggio 1821 all’età di 52 anni, solo e forse in preda allo sconforto.

La storia dovrebbe essere maestra di vita, ma pochi sono disposti ad imparare

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