Cognomi

Raffaele De Rosa | 24 febbraio 2026 alle 15:48 | 0 commenti

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Il cognome rappresenta l’ultima traccia delle origini di una persona. Per esempio, una persona che si chiama “Mario Rossi” e abita a New York, ha con ogni probabilità almeno un avo paterno arrivato negli Stati Uniti agli inizi del Novecento, magari poi ha sposato un’altra immigrata di origine greca, irlandese o tedesca e da lì è nata definitivamente la famiglia Rossi americana, con i figli e i nipoti che, a loro volta, hanno allargato i legami affettivi coinvolgendo persone di altre origini e con altri cognomi. Chissà quali sono gli avi delle signore Papadopulos, O’Malley o Haas di Boston, Chicago o Philadelphia? La Storia degli Stati Uniti è stata costituita anche da queste persone con un cognome “straniero” che, in realtà, nasconde tanti piccoli destini di gente per lo più sconosciuta.

Ma storie analoghe di cognomi “strani” riguardano tutti gli emigranti di qualsiasi provenienza e di tutte le epoche. Basta fare un giro per le strade di Milano o Torino per vedere sui citofoni dei condomini vari cognomi arabi, cinesi, ispanici, rumeni, albanesi o slavi insieme a tantissimi altri di chiara origine meridionale… o veneta. Spesso ci sono doppi cognomi che potrebbero denotare una famiglia mista… “Radu-Lamanna”, “Pavan-Rodriguez”, “Shabani-Bianchi”, ecc.

Per quanto mi riguarda, qualche giorno fa, mi sono presentato così a un nuovo gruppo di studenti: «Salve, mi chiamo Raffaele De Rosa. Sono italiano e svizzero. Italiano perché sono nato, ho vissuto una parte della mia vita e ho studiato in Italia. Ma l’Italia è un Paese molto lungo e io lo conosco benissimo. Se aprite il manuale vi faccio vedere perché sono italiano. Sono nato nel nord… vedete il puntino con scritto Venezia? Bella città, eh? Ecco, sopra Venezia c’è il puntino con Treviso. Conoscete il Prosecco? Beh, viene da quelle zone. Appena sopra c’è Belluno. Conoscete le Dolomiti? Ah, già per voi si tratta di Südtirol, beh… Belluno non è Südtirol e Cortina, con gran parte delle Dolomiti, si trova in questa provincia. Io sono nato in questa città, ma ho vissuto in una cittadina non distante che si chiama Feltre. Non c’è nella cartina», faccio una pausa, tutti stanno in silenzio, una studentessa mi guarda intensamente. «Ma il mio cognome non è bellunese, anche se ci provano sempre a chiamarmi Dalla Rosa, Della Rosa o addirittura Da Ros. De Rosa è un cognome napoletano e mio nonno Raffaele era campano. La nonna paterna, invece, era pugliese. Anche il nonno materno era pugliese, mentre la nonna materna era siciliana con lontane ascendenze toscane. E sono diventato svizzero… per amore», alcuni sorridono.

La studentessa alza la mano e, con un italiano dall’accento “esotico”, mi dice che lei conosce bene Feltre. «Mio padre è pugliese, mia madre di Lamon. Da bambina, durante le vacanze scolastiche, i miei genitori mi portavano spesso al mercato del martedì. Quello grande. Io sono nata in Svizzera dove è nata anche mia madre. Mio padre, invece, ci è venuto da bambino e ha imparato subito il dialetto svizzero tedesco. Con me hanno parlato solo in questa lingua, l’italiano l’ho imparato con qualche amico di origine italiana e con le canzoni. Con i nonni di Lamon ho imparato anche un po’ di belumàt», il tono della voce denotava un certo orgoglio per le sue origini.

In questi anni all’estero ho conosciuto tantissime storie simili. Un cognome, tanti destini. Se la Storia (quella con la S) venisse rivista con questa ottica, molti discorsi collegati a concetti come “appartenenza etnica”, “monolinguismo patriottico” o “superiorità morale/religiosa/ culturale/linguistica” diventerebbero inutili.

Ma c’è l’interesse a farlo?

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