In un panorama economico nazionale segnato da crescenti problemi di liquidità e dall’allungamento dei tempi di incasso per le piccole e medie imprese, la provincia di Belluno si conferma tra le realtà più virtuose d’Italia per l’affidabilità nelle transazioni commerciali. Secondo l’ultimo studio elaborato dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre su dati Cribis relativi al secondo trimestre del 2026, il territorio bellunese conquista il terzo posto assoluto nella classifica delle 110 province italiane per rispetto delle scadenze contrattuali tra aziende private.
A fare da apripista nella graduatoria nazionale della puntualità sono tre province dell’arco alpino: Sondrio occupa il primo posto, seguita da Bergamo e da Belluno, mentre ai vertici si posizionano anche Lecco (4ª), Brescia (5ª), Padova (7ª) e Vicenza (10ª). Un risultato che testimonia la solidità del tessuto produttivo manifatturiero e dei servizi del Nord Italia, capace di mantenere standard elevati di correttezza commerciale nonostante le tensioni sui mercati finanziari.
Il contesto regionale e il divario con la media nazionale
La performance di Belluno trascina l’intero contesto del Veneto, che figura al terzo posto tra le regioni più puntuali d’Italia con il 51% delle transazioni saldate entro la data di scadenza pattuita. Il bilancio regionale è preceduto solo da Lombardia (51,6%) ed Emilia-Romagna (51,2%), mentre nelle ultime posizioni della graduatoria territoriale si trovano Toscana (29,2%), Sicilia (27,2%) e Calabria (26,7%).
La virtuosità del territorio bellunese risalta ancor di più se confrontata con la media nazionale. In Italia, la quota di imprese private che salda le fatture con puntualità è scesa al 42%, registrando un calo di due punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato critico che incide su un volume complessivo di fatturazione elettronica tra privati stimato in circa 3.000 miliardi di euro all’anno.
Dimensioni aziendali e abitudini di pagamento
Dall’analisi dettagliata per tipologia dimensionale emerge un paradosso strutturale: le grandi aziende tendono ad abusare della propria posizione contrattuale dominante per ottenere liquidità a costo zero a scapito della filiera dei fornitori. Solamente il 21,1% delle grandi imprese italiane rispetta le scadenze concordate, contro il 35,7% delle medie imprese e il 41,8% delle piccole. Le strutture più corrette risultano essere le micro-aziende, capaci di saldare le fatture nei tempi stabiliti nel 42,7% dei casi.
I settori produttivi che registrano i ritardi più accentuati e le peggiori abitudini di incasso a livello nazionale sono l’edilizia, la grande distribuzione organizzata, il comparto della ristorazione e dei bar, oltre ai servizi alla persona.
Il nodo della Pubblica Amministrazione: tempi più veloci ma debito in crescita
L’indagine della CGIA analizza anche il rapporto tra le imprese e la Pubblica Amministrazione. Se da un lato i tempi medi di saldo dopo il ricevimento della fattura sono scesi a 27,2 giorni (rispetto ai 29,9 dell’anno precedente), dall’altro la mole del debito accumulato dallo Stato continua ad aumentare.
Nonostante la velocizzazione dei processi spinta dalle riforme legate al PNRR, nel 2025 lo Stato italiano ha saldato 21,1 miliardi di euro a fronte di un totale dovuto di 27,8 miliardi, lasciando insoluto circa un quarto degli importi fatturati. Questo meccanismo ha portato lo stock del debito commerciale corrente della PA alla cifra record di 64,2 miliardi di euro (pari al 2,8% del PIL), collocando l’Italia al primo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea per volume di arretrati non ancora versati alle aziende fornitrici.




0 commenti