Artigiani, a Belluno chiudono 405 imprese in un anno

Marco Crepaz | 15 agosto 2026 alle 22:28 | 0 commenti

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La provincia si colloca al quarto posto in Italia per calo percentuale di artigiani tra il 2024 e il 2025, secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre

Le botteghe artigiane continuano a diminuire in tutta Italia, e Belluno figura tra i territori più colpiti. Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi della CGIA, Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre, la provincia ha registrato tra il 2024 e il 2025 un calo del 7,3% del numero di artigiani, pari a 405 unità in meno, passando da 5.572 a 5.167. Si tratta della quarta contrazione percentuale più marcata tra le 107 province italiane, dietro Pesaro e Urbino (-8,3%), Mantova (-7,9%) e Bologna (-7,5%).

I DATI NAZIONALI

Il fenomeno non riguarda solo Belluno. Secondo lo studio, il numero delle sedi di imprese artigiane attive in Italia è sceso a 1,22 milioni nel 2025, dopo aver toccato quasi 1,5 milioni nel 2008. Il numero complessivo di artigiani, che include titolari, soci e collaboratori familiari, è passato da 1,7 milioni nel 2015 a circa 1,3 milioni nel 2025, con una riduzione di 434mila persone (-25,1%) in un decennio. Solo nell’ultimo anno la contrazione a livello nazionale è stata di quasi 70mila unità (-5,1%).

A livello regionale, il Veneto ha perso il 26,5% degli artigiani nei dieci anni considerati, un dato superiore alla media nazionale. Le regioni più colpite nel decennio risultano Marche (-31,3%), Umbria (-29,3%), Emilia-Romagna (-28,7%) e Piemonte (-28,4%), mentre il Mezzogiorno ha registrato le perdite più contenute (-20,2%).

I NUMERI DI BELLUNO E DEL VENETO

Belluno, ultimo anno (2024-2025)

  • Artigiani 2024: 5.572
  • Artigiani 2025: 5.167
  • Variazione assoluta: -405
  • Variazione percentuale: -7,3% (4° posto in Italia)

Veneto, ultimo decennio (2015-2025)

  • Artigiani 2015: 182.510
  • Artigiani 2025: 134.086
  • Variazione assoluta: -48.424
  • Variazione percentuale: -26,5%

Le prime cinque province italiane per calo 2024-2025

  1. Pesaro e Urbino: -8,3% (-1.043)
  2. Mantova: -7,9% (-938)
  3. Bologna: -7,5% (-2.113)
  4. Belluno: -7,3% (-405)
  5. Lucca e Prato (a pari merito): -7,1%

Fonte: Ufficio Studi CGIA su dati INPS

LE CAUSE DELLA CRISI

L’Ufficio Studi della CGIA individua diversi fattori alla base del declino. Tra questi, la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, capaci di offrire prezzi più bassi grazie alle economie di scala, e il cambiamento delle abitudini di consumo, con acquisti meno frequenti ma più concentrati. Pesano inoltre i costi fissi elevati — affitti commerciali, utenze, tasse locali — che incidono maggiormente sulle piccole attività rispetto alle grandi catene.

Un ruolo rilevante è attribuito anche al calo demografico e allo spopolamento, fenomeni che interessano in modo particolare le aree di montagna e i centri di provincia come quelli della zona dolomitica. Secondo l’analisi, la contrazione del numero di artigiani procede di pari passo con la riduzione della popolazione residente in questi territori.

IL NODO DELLE RIPARAZIONI

Tra le conseguenze indicate dallo studio vi è la crescente difficoltà, già oggi riscontrabile, nel reperire professionisti per interventi di riparazione e manutenzione domestica. L’invecchiamento della popolazione artigiana, unito alla scarsità di giovani che si avvicinano a questi mestieri, rende probabile che entro un decennio trovare un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista diventi un’operazione sempre più difficile.

I SETTORI IN CONTROTENDENZA

Non tutti i comparti artigiani sono in flessione. Lo studio segnala un aumento costante di acconciatori, estetisti, massaggiatori e tatuatori, così come un’espansione dei sistemisti informatici, degli addetti al web marketing, dei video maker e degli esperti in social media. Positivo anche l’andamento dell’alimentare da asporto, con risultati favorevoli per gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio, in particolare nelle località a forte vocazione turistica.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Lo studio dedica un passaggio al possibile impatto dell’intelligenza artificiale sul settore. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA, l’AI difficilmente farà sparire gli artigiani, ma tenderà a dividerli in due gruppi: chi la utilizzerà come strumento di supporto per idee progettuali, preventivi e comunicazione, e chi si troverà a competere con produzioni standardizzate realizzate tramite tecnologie automatizzate, come mobili stampati in 3D o grafiche generate senza l’intervento di un designer. Secondo l’analisi, a essere maggiormente esposti alla concorrenza dell’AI sono i prodotti standardizzabili, mentre risultano più tutelate le attività di restauro, la produzione di lusso su misura e le esperienze artigianali dirette, come corsi e botteghe aperte al pubblico.

LE PROPOSTE

L’Ufficio Studi della CGIA avanza due proposte per contrastare il fenomeno. La prima riguarda l’introduzione di un “reddito di gestione delle botteghe artigiane” per chi apre o conduce un’attività nei centri minori, fino a 10mila abitanti. La seconda punta sulla formazione professionale, con un rilancio del ruolo degli istituti tecnici e professionali, oggi percepiti come scuole di seconda scelta nonostante il settore artigiano continui a segnalare difficoltà nel reperire manodopera.

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