Belluno tiene, ma il Veneto guarda con preoccupazione al ricambio generazionale

Marco Crepaz | 19 luglio 2026 alle 21:50 | 0 commenti

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Un approfondimento a partire dai dati dell’Ufficio Studi CGIA di Mestre: nel confronto tra le 107 province italiane, il territorio bellunese si distingue per una tenuta demografica rara, mentre a livello regionale il Veneto si prepara a un decennio di uscite dal mondo del lavoro tra le più intense del Paese

Il tema del ricambio generazionale, al centro di un recente studio dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, tocca da vicino anche il territorio bellunese, sebbene con un segno diverso rispetto al quadro nazionale. Mentre l’Italia nel suo complesso registra una contrazione severa della popolazione giovanile, la provincia di Belluno si presenta come una delle realtà più stabili del Paese, incastonata però in una regione, il Veneto, chiamata ad affrontare uno dei ricambi occupazionali più impegnativi d’Italia.

IL DATO BELLUNESE NEL CONFRONTO NAZIONALE

Secondo l’elaborazione della CGIA su dati Istat, la popolazione tra i 15 e i 34 anni residente nella provincia di Belluno è passata da 38.088 unità nel 2015 a 38.016 nel 2025: una flessione di appena 72 persone, pari a un calo dello 0,2 per cento in dieci anni. Si tratta di uno dei valori più contenuti registrati tra le 107 province italiane analizzate dallo studio, che colloca Belluno al sessantaquattresimo posto della graduatoria nazionale, lontanissima dalle situazioni più critiche.

Il confronto con altri territori italiani rende la misura della differenza. In Sud Sardegna, la provincia con la contrazione più marcata, i giovani sono diminuiti del 24 per cento in dieci anni, quasi 18 mila persone in meno. Seguono Oristano, con un calo del 22,7 per cento, e Isernia, con il 20,8 per cento. All’estremo opposto, le province più virtuose del Paese sono risultate Bologna, con un incremento del 14 per cento, Gorizia, con l’11 per cento, e Trieste, con il 10,7 per cento. Belluno, pur restando in territorio leggermente negativo, si posiziona dunque a ridosso delle realtà più equilibrate, ben distante dalle province del Mezzogiorno che hanno visto assottigliarsi in modo drastico le proprie fasce d’età più giovani.

IL VENETO E IL RICAMBIO GENERAZIONALE NEL LAVORO

Il quadro cambia se si guarda alla dimensione regionale e al mercato del lavoro. Lo studio della CGIA stima che, a livello nazionale, quasi 3 milioni di lavoratori usciranno dal mercato del lavoro entro il 2029 per raggiunti limiti d’età o di anzianità contributiva, per lo più baby boomer in pensionamento. Il Veneto figura tra le regioni più esposte a questo fenomeno: l’incidenza delle uscite dei dipendenti privati sul totale degli occupati privati regionali è stimata al 56,5 per cento, un valore superato solo dalla Lombardia, al 64,6 per cento, e dall’Emilia-Romagna, al 58,6 per cento.

In termini assoluti, la CGIA stima per il Veneto una domanda di sostituzione di 291.200 lavoratori tra il 2025 e il 2029, di cui 164.600 dipendenti privati. Si tratta di un dato che riflette la struttura produttiva della regione, storicamente fondata su un tessuto diffuso di piccole e medie imprese, le realtà che secondo lo studio incontrano le maggiori difficoltà ad attrarre nuove leve rispetto alle aziende di dimensioni maggiori.

UNA POPOLAZIONE GIOVANILE VENETA STABILE, MA UN MERCATO DEL LAVORO SOTTO PRESSIONE

Il paradosso che emerge dai dati riguarda proprio la convivenza tra due tendenze opposte. Sul piano demografico, il Veneto ha retto meglio di molte altre regioni italiane: la popolazione tra i 15 e i 34 anni è cresciuta dell’1,4 per cento tra il 2015 e il 2025, passando da 977.777 a 991.147 unità, un andamento in controtendenza rispetto alla media nazionale, ferma a un calo del 4,3 per cento nello stesso periodo. Sul piano occupazionale, però, la struttura per età della forza lavoro regionale continua a generare un fabbisogno di ricambio tra i più alti d’Italia, segno che la tenuta della popolazione giovanile non basta da sola a colmare il numero di pensionamenti attesi nei prossimi anni.

Per il territorio bellunese, storicamente segnato dai flussi migratori verso l’estero raccontati per decenni dalle pagine di questa testata, il dato sulla stabilità della popolazione giovanile rappresenta comunque un segnale che merita attenzione, in un contesto nazionale nel quale la contrazione demografica resta, secondo la CGIA, una delle sfide economiche e sociali più rilevanti dei prossimi anni.

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