Altro che fuga di cervelli: l’Italia guadagna quasi 10mila laureati in cinque anni

Marco Crepaz | 23 agosto 2026 alle 12:38 | 0 commenti

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Tra il 2019 e il 2024 sono partiti 78mila giovani laureati italiani, ma ne sono arrivati dall’estero quasi 88mila: il saldo complessivo è positivo, anche se il Mezzogiorno resta l’area più penalizzata

Per anni la narrazione pubblica ha raccontato l’Italia come un Paese in costante emorragia di talenti: giovani laureati che, terminati gli studi, lasciano il Paese in cerca di migliori opportunità all’estero. Un’analisi dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, basata sugli ultimi dati Istat sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente, ridimensiona questa lettura, definendola parziale perché concentrata solo su chi parte, senza considerare chi arriva.

I NUMERI DEL SALDO

Tra il 2019 e il 2024, poco più di 78mila italiani tra i 25 e i 34 anni con una laurea si sono trasferiti all’estero, al netto dei rientri. Nello stesso periodo, quasi 88mila giovani stranieri della stessa fascia d’età, con almeno una laurea triennale, hanno trasferito la propria residenza in Italia. Tra i laureati stranieri che scelgono il nostro Paese, il 17,8% proviene dal Sud America, il 27,6% dall’Europa e oltre un terzo dall’Asia.

Il saldo complessivo tra partenze e arrivi risulta quindi positivo per 9.593 giovani laureati in cinque anni.

SOLO L’1,1% DEI LAUREATI COINVOLTO

Guardando al solo 2024, sono stati 20.711 gli italiani laureati tra i 25 e i 34 anni ad aver lasciato il Paese, sempre al netto dei rientri. Un dato che va però rapportato alla popolazione di riferimento: al 1° gennaio 2025 si contavano poco più di 1,8 milioni di italiani laureati nella stessa fascia d’età. I laureati emigrati nel 2024 rappresentano quindi circa l’1,1% del totale. Se si considera l’intera popolazione italiana tra i 25 e i 34 anni, oltre 5,2 milioni di persone al netto degli stranieri, l’incidenza scende allo 0,4%.

LA SERIE STORICA 2019-2024

Le cancellazioni anagrafiche verso l’estero di giovani laureati italiani sono passate da 16.615 nel 2019 a 25.552 nel 2024, con un aumento del 53,8%. Il saldo migratorio degli italiani, al netto dei rientri, è peggiorato da -10.632 a -20.711 nello stesso periodo.

Il dato va letto insieme a quello degli arrivi: nel quinquennio 2019-2024 il saldo negativo dei laureati italiani (-78mila) è stato compensato dal saldo positivo dei laureati stranieri (+88mila), determinando il risultato complessivo positivo di 9.593 unità.

Tab. 1 – Saldo migratorio estero dei laureati 25-34 anni, serie storica 2019-2024 (totale nazionale)

AnnoIscritti italianiCancellati italianiSaldo italianiIscritti stranieriCancellati stranieriSaldo stranieriSaldo totale
20195.98316.615-10.63215.0212.128+12.893+2.261
20205.74418.279-12.53510.1081.534+8.574-3.961
20217.42014.379-6.95914.5012.725+11.776+4.817
20226.02017.720-11.70016.8731.806+15.067+3.367
20235.77321.483-15.71020.9271.560+19.367+3.657
20244.84125.552-20.71121.4991.336+20.163-548

Elaborazioni CGIA Mestre su dati Istat

LE DIFFERENZE TERRITORIALI

I dati regionali mostrano dinamiche opposte. Tutte le regioni italiane registrano un saldo negativo per i laureati italiani: a fronte di 35.781 iscrizioni dall’estero si contano 114.028 cancellazioni verso l’estero, per una perdita netta di oltre 78mila unità. La componente straniera produce invece un saldo ampiamente positivo, con quasi 99mila iscrizioni contro 11mila cancellazioni, per un guadagno netto di 87.840 unità.

Il contributo dei laureati stranieri riesce così a compensare, a livello nazionale, la fuoriuscita di quelli italiani. La compensazione, tuttavia, non è omogenea sul territorio. Per macroarea:

  • Nord Ovest: il risultato migliore, +12.817, trainato dalla Lombardia (+9.076)
  • Centro: saldo positivo per +5.849, sostenuto da Lazio (+3.286) e Toscana (+2.667)
  • Nord Est: saldo più contenuto, +2.346; in quest’area il consistente apporto di laureati stranieri non compensa pienamente le uscite di italiani in Veneto (-671), Trentino-Alto Adige (-288) e Friuli-Venezia Giulia (-226), mentre l’Emilia-Romagna registra un saldo nettamente positivo (+3.531)
  • Mezzogiorno: unica area con saldo complessivo negativo, -11.419; il deficit più marcato si registra in Campania (-3.762), Sicilia (-2.994) e Puglia (-2.581)

Tab. 2 – Saldo migratorio estero dei laureati 25-34 anni per macroarea, somma anni 2019-2024

AreaIscritti ita.Cancellati ita.Saldo ita.Iscritti stran.Cancellati stran.Saldo stran.Saldo complessivo
Nord Ovest12.88335.956-23.07340.0014.111+35.890+12.817
Nord Est8.06925.786-17.71723.2073.144+20.063+2.346
Centro6.81819.701-12.88321.1602.428+18.732+5.849
Sud e Isole8.01132.585-24.57414.5611.406+13.155-11.419
Italia35.781114.028-78.24798.92911.089+87.840+9.593

Elaborazioni CGIA Mestre su dati Istat

Tab. 3 – Saldo migratorio estero dei laureati 25-34 anni, somma anni 2019-2024. Dettaglio regionale (ordine decrescente per saldo complessivo)

RegioneIscritti ita.Cancellati ita.Saldo ita.Iscritti stran.Cancellati stran.Saldo stran.Saldo complessivo
Lombardia9.00224.190-15.18826.9722.708+24.264+9.076
Emilia-Romagna2.7397.992-5.25310.0101.226+8.784+3.531
Lazio3.5639.238-5.67510.1391.178+8.961+3.286
Toscana1.9045.685-3.7817.227779+6.448+2.667
Piemonte2.7858.726-5.9419.2841.046+8.238+2.297
Liguria1.0102.716-1.7063.633336+3.297+1.591
Umbria4561.594-1.1381.594178+1.416+278
Molise213748-53563947+592+57
Valle d’Aosta86324-23811221+91-147
Friuli-V.G.9513.163-2.2122.402416+1.986-226
Basilicata214938-72449651+445-279
Trentino-A.A.1.0913.315-2.2242.350414+1.936-288
Abruzzo7972.611-1.8141.650195+1.455-359
Marche8953.184-2.2892.200293+1.907-382
Calabria6442.983-2.3391.916140+1.776-563
Veneto3.28811.316-8.0288.4451.088+7.357-671
Sardegna8362.987-2.1511.364151+1.213-938
Puglia1.4456.018-4.5732.293301+1.992-2.581
Sicilia1.8697.471-5.6022.822214+2.608-2.994
Campania1.9938.829-6.8363.381307+3.074-3.762
Italia35.781114.028-78.24798.92911.089+87.840+9.593

Elaborazioni CGIA Mestre su dati Istat

LA LETTURA DELLA CGIA

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, l’Italia continua a perdere una parte dei suoi laureati, in particolare nel Mezzogiorno, ma riesce contemporaneamente ad attrarre dall’estero un numero superiore di giovani qualificati. Per comprendere la dinamica dei laureati presenti nel Paese, sostiene l’associazione, non basta contare chi parte: è necessario considerare anche chi arriva.

L’associazione osserva inoltre come una parte significativa del dibattito pubblico italiano sia storicamente orientata dal ceto medio urbano delle grandi città, i cui temi tendono a essere trasformati in questioni di interesse generale, anche quando riguardano condizioni particolari non rappresentative dell’intero Paese, caratterizzato da profonde differenze territoriali, economiche e sociali.

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