Gli ospizi della bassa Valle del Cordevole

Irene Savaris | 24 dicembre 2025 alle 14:55 | 0 commenti

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Alla scoperta di luoghi significativi della nostra provincia, questo mese pubblichiamo una conversazione con lo storico sedicense Gianni De Vecchi, il quale ha al suo attivo numerose pubblicazioni, articoli, conferenze ed uscite da volontario accompagnatore. Attingendo tra i molti argomenti del suo archivio, vogliamo presentare ai nostri lettori gli “ospizi” che si trovavano in antichità nella parte bassa della Valle del Cordevole, nei comuni di Sedico e Sospirolo.

Come mai furono edificati questi “ospizi”, alcuni dei quali si possono vedere ancora ai giorni nostri?
La Valle del Cordevole veniva percorsa nel Medioevo da frotte di viandanti e pellegrini che dai Paesi germanofoni scendevano da Andraz, lungo la Valle del Cordevole, per recarsi in Pianura Padana e a Venezia, essendo la via più breve. Fu nella seconda metà del 1100 che sorsero i primi ospizi, che accoglievano appunto questo popolo vario, composto da mercanti, soldati, ma non mancavano tra loro anche i banditi.

A che cosa servivano quindi gli ospizi?
A quei tempi, lungo la valle del Cordevole ed i suoi boschi, c’erano orsi, lupi, cinghiali e altri animali che rappresentavano un pericolo; inoltre, nelle stagioni di maltempo, pioggia, temporali, neve e ghiaccio rendevano il percorso, costituito da una mulattiera, quasi impraticabile, soprattutto di notte, col buio. Fu così che vennero creati questi “ricoveri”. A titolo d’informazione vorrei specificare che la prima strada carrozzabile fu costruita soltanto durante l’Impero Austroungarico, nel 1840.

Dove sorsero e chi ne fu l’artefice?
Le genti di origine longobarda si erano mantenute sempre strettamente in contatto tra di loro, compresi i signorotti locali, tra cui una Colfosco di Susegana, che aveva la proprietà del Castello del Mis. Lei fece costruire ai suoi servi l’ospizio di Vedana, che ora corrisponde al borgo di San Gottardo, allo scopo di accogliere questi viandanti. Quasi contemporaneamente, ad opera di genti agordine di origine longobarda, fu costruito l’ospizio di Agre, sulla strada per Agordo. Sorse anche un piccolo ospizio a San Vej (oggi San Vigilio), a Roe Alte, che ebbe breve durata. Più tardi, a Candaten, ad opera di un privato sorse un ospizio in un posto strategico, in quanto ubicato sulla strada. A questi ospizi si poteva arrivare percorrendo entrambe le rive del torrente Cordevole. Essi, nel XII secolo, passarono in proprietà del Capitolo dei canonici della cattedrale di Belluno. È interessante evidenziare che ogni ospizio era intitolato ad un santo. San Giacomo a Candaten, San Marco alla Certosa di Vedana, San Gottardo nel borgo omonimo, come anche San Vigilio.

Chi gestiva questi ospizi?
Gli ospizi erano gestiti da una confraternita di religiosi, che avevano preso i voti. Il loro compito era quello di coltivare i terreni di proprietà e pascolare gli animali, offrire vitto e alloggio ai viandanti, che si potevano fermare da uno a tre giorni e, chi poteva, lasciava un obolo. È giusto menzionare qui la grande generosità dei certosini di Vedana, i quali hanno costruito, a loro spese, anche la chiesa di Libano.

Ci racconta brevemente la storia della Certosa di Vedana, sicuramente una delle certose più ammirate del Veneto?
Nel 1456, i monaci Certosini del Montello, spronati dal bellunese don Antonio Arlotti, prima parroco della Cattedrale di Belluno, fattosi monaco certosino, si presero carico della costruzione del monastero di Vedana. Essi furono ospitati nel vicino ospizio di San Gottardo, per tutta la durata dei lavori, che fu molto lunga, essendo stato ultimato il monastero soltanto nel 1471. Nel 1695 un incendio divampò nella certosa e gran parte dei documenti originali andò distrutto. Nel 1769, la Repubblica di Venezia decise di sopprimere la Certosa di Vedana, incamerando tutti i beni. Furono acquisiti da un patrizio veneziano, il quale avrà come amministratore il papà del famoso Girolamo Segato, il quale nascerà nel 1792 proprio nella certosa. Nel 1882, la Grande Chartreuse, casa madre dei certosini in Francia, riacquistò la certosa – ormai in rovina – e il borgo di San Gottardo.

Che cosa rimane oggi di questi ospizi e sono visitabili?
Verso il 1700, i fabbricati subiscono un cambiamento da un punto di vista architettonico, diventando delle case coloniche. Pertanto, l’attuale aspetto dell’ex ospizio di Agre e quello di Candaten è quello settecentesco; essi però inglobano anche alcune parti dei vecchi ospizi. Agre è ora proprietà del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che ne ha curato il restauro; per le visite si deve fare riferimento al Parco. Candaten dal 2017 è una stazione dei Carabinieri forestali del Parco, ma già dal 1967 è proprietà dello Stato e fu gestita in precedenza dal Corpo forestale, il quale ha restaurato anche la sua chiesetta che contiene degli interessanti dipinti. In questo caso per le visite ci si deve rivolgere al Corpo. Di fronte alla sede di Candaten è stata allestita un’area picnic con annesso bar. La Certosa di Vedana purtroppo non è visitabile, poiché dopo il trasferimento dei monaci, nel 1977, si sono avvicendate varie monache, tra cui quelle provenienti dalla Certosa di Pinerolo nel 2014. Nel 2017 sono arrivate le monache Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento, che tuttora vi dimorano, pur rimanendo la certosa di proprietà dei certosini. Di conseguenza non è visitabile internamente; soltanto la chiesa esterna è aperta al pubblico.
L’ex ospizio di Vedana, che si trovava a San Gottardo, è ora in parte inglobato negli attuali fabbricati, mentre di San Vigilio rimangono soltanto i verbali di visita dei canonici della Cattedrale.
Per completare può essere interessante sapere che questi luoghi sono circondati da numerosi sentieri tabellati, di varie difficoltà, che si estendono attorno al Lago di Vedana, sotto il Monte Peron, dove si trovano anche le famose Masiere, ai piedi dello Spiz di Vedana.

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