Dopo la caduta dell’Impero Romano, avvenuta nel V secolo, la monetazione divenne pressoché inesistente in tutta Europa.
Bisogna arrivare a Carlo Magno che, alla fine del VIII secolo, fece una riforma monetaria e creò il denaro d’argento alla lega di 950/1000.
Il denaro carolingio, moneta piuttosto bruttina, aveva un diametro di 22 millimetri e un peso di 1,7 grammi ed era unico, senza multipli o sottomultipli.
Non c’era ancora il sistema metrico decimale e il peso del denaro era determinato dalla Libbra d’argento (una moneta – solo di conto – di circa 400 grammi) che creava 240 denari.
Questo sistema continuò, con alti e bassi, fino al XIII secolo quando si cominciarono a coniare i fiorini d’oro a Firenze e i ducati o zecchini a Venezia, necessari per i nuovi commercianti che operavano in tutta Europa.
Nel XVI secolo furono scoperti, nella zona Sassone-Boema e nel Tirolo, grandi giacimenti di argento, in particolare nella zona di Joachimsthal, una valle vicina a Praga.
I proprietari della miniera più grande erano i conti Schlick che iniziarono a coniare monete chiamante Joachimsthaler.
Il nome della moneta si trasformò dopo poco in Thaler e diventò un punto di riferimento per i commerci europei.
In Italia queste monete furono chiamate Talleri.
Dopo la scoperta dell’America e dei suoi enormi giacimenti di argento – sfruttati a partire dal XVI secolo – i re spagnoli iniziarono a coniare monete d’argento che erano multipli dei loro “real” e che si avvicinassero al peso del Tallero.
Nacque pertanto la moneta da otto real, ben accetta in tutti i mercati internazionali, che venne chiamata inizialmente il “Real de a ocho” (per gli anglosassoni “Piece of eight”) ma in seguito assunse il nome di “Tallero” per la somiglianza con la moneta austriaca.
Per deformazione fonetica infine “Tallero” divenne “Dollaro”.
Così è nato il nome del dollaro, una moneta che ha condizionato, e continua a farlo, l’economia di tutto il mondo.
Paolo Doglioni


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