VII Domenica di Pasqua Ascensione del Signore – A 25 maggio 2026
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 16-20). In quel tempo, gli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Il momento dell’Ascensione fu certo un’esperienza magnifica e drammatica insieme: da un lato i discepoli superarono i dubbi che li avevano accompagnati fin dalla risurrezione, dall’altro, proprio quando si sarebbero dovute realizzare le speranze di una visione messianica in un’ottica mondana, il Signore si staccava dal mondo e dai suoi, chiedendo loro un salto nella fede. I discepoli sono costretti a fare un passo avanti decisivo nella conoscenza profonda di Cristo, che può venire solo da Dio per mezzo dello Spirito. Nell’istante in cui si sottrae al loro sguardo, Gesù appare come il dono del Padre per la salvezza di ogni uomo. Conoscerlo ed amarlo, per entrare a far parte della sua gloria, è l’unica cosa che conta davvero. Nella Risurrezione e nell’Ascensione di Cristo si manifesta con potenza che ora egli è il Signore della vita, colui che ricapitola in sé l’universo intero e compie la storia della salvezza. E, cosa meravigliosamente indicibile, chiama l’uomo a condividere la sua eredità! Così, mentre scompare dalla vista dei discepoli, in realtà viene ad accompagnare e sostenere il loro cammino e quello dei discepoli di ogni tempo: A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Non è un potere che schiaccia e umilia, ma che libera e innalza, al punto da rendere la comunità dei credenti il suo stesso corpo, destinato ad essere la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose. L’Ascensione inaugura il tempo della fede: oscurità apparente e luce nascosta che illumina il cuore per una conoscenza profonda che scaturisce dal Battesimo e si nutre dell’osservanza della parola di Gesù, e sa della sua presenza nella storia di ogni uomo: Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Si comprende allora la gioia dei discepoli, proprio mentre il distacco dovrebbe portare tristezza: con loro è il Consolatore, l’Avvocato, il Difensore, che ricorda e svela ciò che Gesù ha insegnato, perché possano esserne testimoni fino ai confini della terra. Il tempo della fede non è il tempo della solitudine, dunque, bens il tempo di una presenza diversa, discreta e intima insieme, che nello Spirito apre all’uomo la confidenza di Dio. Tuttavia, non è una confidenza scontata, ma una presenza da cercare e da accogliere sempre: più spesso ne rimane la traccia, come di un dono inatteso, che va di nuovo scoperto. È stata l’esperienza anche dei santi: il buio degli ultimi anni di Santa Teresa di Lisieux o di Teresa di Calcutta, la notte oscura di San Giovanni della Croce… Come si può allora andare fino ai confini della terra? In realtà è il desiderio di Dio, l’amore per Cristo, che conduce per strade impervie e lontane: lo Spirito guida colui che ama a incontrare Cristo nei deserti dell’abbandono e della disperazione, del dolore e del non senso. L’umanità intera è chiamata a far parte del corpo di Cristo e ad ogni credente è affidata la missione, esaltante e umile, di aiutare altri a divenirne membra vive. A volte so di non essere all’altezza del compito: è allora che devo tornare nel Cenacolo e invocare lo Spirito, perché ravvivi la gioia dell’incontro con Cristo, quando, sulla via di Emmaus, la Parola ha scaldato il cuore.




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