«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa»: la vocazione di Pietro e la missione di ogni battezzato

Francesco D Alfonso diacono | 22 agosto 2026 alle 23:16 | 0 commenti

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Dal Vangelo secondo Matteo (16, 13-20).

In quel tempo Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Risposero: “Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. 15Disse loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. 16Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù gli disse: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Il brano del Vangelo di Matteo racconta il conferimento a Pietro di un ruolo del tutto eccezionale nella Chiesa che Gesù intende fondare; in esso si possono individuare almeno due aspetti, espressi da altrettante immagini dal forte simbolismo: 1) Pietro sarà la roccia, il fondamento sul quale Cristo edificherà la sua Chiesa; 2) a lui saranno affidate le chiavi del regno dei cieli, cioè il potere di legare e sciogliere, di perdonare i peccati ma anche di introdurre gli uomini nella salvezza. E’un passo di grande spessore teologico, nel quale si sottolinea da un lato l’elezione di Pietro come scelta gratuita, operata da Gesù a prescindere da particolari meriti del discepolo, dall’altro la fede di Pietro come ragione del primato. Una fede, però, che è puro dono del Padre. Il contesto è la discussione sull’identità di Gesù nella percezione della gente e nella consapevolezza dei discepoli: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo… Ma voi, chi dite che io sia?”. Pietro risponde per tutti: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”; questa risposta, che per gli esegeti appare più corrispondente alla fede post-pasquale dei discepoli, è offerta da Matteo come motivazione della promessa fatta da Gesù a Pietro: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Dunque, se Cristo è la roccia, la pietra angolare scelta da Dio per edificare il suo popolo, a Pietro viene affidato un ruolo analogo perché, quando Cristo sarà asceso alla destra del Padre, egli costituisca una espressione visibile del fondamento che è Cristo stesso. Ma la scelta di Pietro non nasce da suoi particolari meriti o prerogative, bensì dalla disponibilità a lasciarsi plasmare dallo Spirito, una disponibilità che è sempre da coltivare, pena la sottomissione a criteri puramente umani, che Gesù definirà addirittura satanici, quando subito dopo, secondo il racconto dell’evangelista, Pietro cercherà di distogliere il Maestro dalla sua missione.

Il simbolo delle chiavi, indice di undisputed autorità nell’accesso al regno dei cieli, è presente anche nel testo del profeta Isaia, in cui viene annunciata la caduta del primo ministro del re Ezechia, Sebna, e la sua sostituzione con Eliakim. Questi erediterà la chiave della casa di Davide, il potere di aprire e chiudere, non per opprimere il popolo, ma per servirlo: “Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda”. Certo, resta un mistero, con riferimento alle figure di Eliakim e di Pietro, il criterio di scelta da parte di Dio: la scelta di servirsi di uomini come strumenti del disegno di salvezza e le motivazioni della chiamata alla missione. Ma Dio vuole che gli uomini siano strumenti liberi e consapevoli del suo disegno. Questo, lungi dal condurre alla passività, genera una grande energia per l’azione missionaria, nella certezza che nessuna fatica andrà perduta, che anche nelle contraddizioni e nei fallimenti della storia, Dio raccoglie il lavoro dei suoi e lo condurrà a buon esito, al di là di ogni aspettativa. Il ruolo di Pietro è certo particolare ed unico, ma è anche condiviso dalla Chiesa, come si comprende meglio dal successivo passo di Mt 18, 18. La Chiesa, nella quale opera Cristo stesso, è segno di salvezza per l’intera umanità e in essa ciascun discepolo ha una chiamata particolare, una missione da compiere. Ciascuno, scriverà Pietro nella sua prima lettera, è chiamato ad esserne pietra viva, fondata su Cristo: anzitutto per offrire a Dio il culto della propria vita, ma anche per collaborare con lui alla salvezza degli altri. In una parola, ci è chiesto e ci è dato di essere corresponsabili del Vangelo: quale sarà il mio posto in questo disegno, quale il tuo e quello di ciascuno? Occorre porsi in ascolto per comprenderlo e accogliere con docilità la chiamata, perché ciascuno diventi “pietra” per l’altro; in questo ogni battezzato ha un ruolo insostituibile, là dove è chiamato: per sostenere chi è debole, per confortare chi soffre, per illuminare chi è nell’oscurità, per essere segno della bontà e della salvezza di Dio qui ed ora.

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