Il consistente fenomeno di tante famiglie bellunesi espatriate per sempre in Brasile degli ultimi decenni dell’Ottocento era stato inizialmente trattato dai giornali dell’epoca con il palese scopo di dissuadere tanta gente dal partire, mettendo in risalto le numerose difficoltà legate al viaggio e alla disillusione di trovare ciò che era stato promesso. Poi, complice anche la terribile situazione italiana delle due guerre mondiali e la successiva ricostruzione, questa emigrazione fu quasi dimenticata. Se ne tornò a parlare quando i primi discendenti ebbero modo di far conoscere questa realtà compiendo i primi, importantissimi viaggi nelle zone di origine dei loro antenati. Cominciarono così i primi contatti che via via sarebbero cresciuti fino alla situazione attuale che vede importanti scambi culturali ed economici tra Italia e Brasile. Nel nostro ambito provinciale uno dei primi viaggi delle origini, se non quello da cui tutto cominciò, fu sicuramente quello che vide protagoniste le città di Feltre e di Caxias (Rio Grande do Sul).
Era il febbraio 1972, quindi più di mezzo secolo fa, quando l’allora sindaco di Feltre Sisto Belli prese parte alla rinomata “Festa dell’Uva” di Caxias. Fu un viaggio istituzionale a cui presero parte, oltre al primo cittadino, la moglie Rita Lucia, don Giulio Perotto, grande viaggiatore oltre che uomo di fede e cultura, ed il fotografo Giovanni Frescura, che ci ha lasciato un importante reportage dell’esperienza in Brasile. La signora Rita, unica del gruppo che ce lo può raccontare, ricorda ancora con grande entusiasmo le emozioni di quel viaggio. «Fu per noi un’esperienza straordinaria, molto impegnativa, perché ricca di iniziative a cui partecipare, ma anche molto coinvolgente dal punto di vista emotivo. Fummo ospiti di Octavio Biasuz, venne appositamente a Feltre per visitare i luoghi di origine dei suoi antenati ed invitarci a Caxias. Radio e televisione parlavano della nostra visita e la gente ci fermava per strada. La cosa che mi colpì di più fu la loro parlata, il dialetto che avevano conservato e poi ascoltare le nostre canzoni popolari cantate da loro. I discendenti dei nostri emigranti erano molto interessati a sapere di quale era la distanza da Feltre ai loro paesi e ci parlavano delle vicissitudini dei loro antenati. Ricordo paesi molto vivaci, dove la gente stava bene, c’erano campi coltivati ma anche fabbriche e poi strade enormi per raggiungere i diversi centri abitati molto distanti uno dall’altro. Mi sono sempre sentita a casa, erano tutti molto espansivi, ci salutavano calorosamente con baci e abbracci». Negli ultimi decenni del Novecento, sia in Italia ma soprattutto in Brasile, cominciò a crescere una sempre più vasta letteratura sul fenomeno di questa particolare emigrazione, con pubblicazioni su diversi temi di interesse quali la vita nelle colonie, la nascita delle nuove comunità, il talian, la conservazione delle tradizioni. L’antropologa feltrina Daniela Perco compì il suo primo viaggio in Brasile nel 1977, fresca di laurea in Lettere e con una borsa di studio per approfondire le ricerche sul patrimonio narrativo delle comunità italiane insediate nel Rio Grande. A questa prima ricerca ne seguirono altre, nel 1985 e negli anni 90, per conto della Fondazione Benetton e della Regione Veneto, sempre su temi di tradizioni popolari, musica e racconti orali. Il materiale raccolto è disponibile, sia in diverse pubblicazioni, sia all’interno del Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi di Seravella di Cesiomaggiore, che dedica una sezione proprio all’emigrazione veneta in Brasile.
La nostra Associazione seguì fin dal suo nascere i discendenti italo-brasiliani su più aspetti: dando spazio sul periodico a personaggi bellunesi che si erano distinti in Brasile; partecipando a convegni sull’emigrazione in Sud America e, negli ultimi decenni del Novecento, promuovendo viaggi oltreoceano per la costituzione delle Famiglie; accogliendo comitive di giovani discendenti di emigranti e over 60 con i progetti promossi dalla Regione Veneto; favorendo contatti tra le comunità per creare gemellaggi e patti di amicizia, che saranno trattati più specificatamente in un prossimo articolo.
Nei suoi ruoli di presidente della Consulta regionale per l’emigrazione veneta e, a seguire, di presidente della Provincia di Belluno, di assessore ai flussi migratori per la Regione Veneto e di presidente della nostra Associazione, Oscar De Bona ha compiuto oltre una trentina di viaggi in Brasile promuovendo proficui rapporti con i discendenti veneti e le realtà dove vivono. Tutto ciò gli valse nel tempo una decina di cittadinanze onorarie delle quali va molto fiero. La sua forte vicinanza alla realtà brasiliana traspare nitida dalle sue parole: «Fin dai primi viaggi sono rimasto molto coinvolto emotivamente dalla realtà del Sud del Brasile dove il 50% della popolazione è originario di quella che era la Repubblica Veneta e dove le persone hanno voluto salvare e mantenere le tradizioni dei loro avi nella lingua, nell’alimentazione, nella religione, nei valori verso la famiglia, in generale nelle loro radici. È sempre commovente constatarlo. Ho sempre detto che noi veneti abbiamo altri paesi, altre province nel Sud del Brasile. In questi 150 anni gli emigranti e i loro discendenti hanno aiutato economicamente il nostro Paese di allora liberando bocche da sfamare e poi hanno trasformato terre selvagge creando città, fabbriche, in generale lo sviluppo dell’attuale Brasile. A dimostrazione del loro attaccamento all’Italia, questi discendenti comprano prevalentemente prodotti italiani, anche se a volte costano di più, e quindi aiutano ancora la nostra economia. Ho coniato uno slogan qualche anno fa: “Se l’Italia investe 1 con il Brasile, poi incassa 10”. Nella nostra sede di Belluno abbiamo quasi quotidianamente discendenti del Brasile che vengono in cerca delle loro radici: anche questo misura il forte legame che hanno ancora con i nostri paesi».
Sono stati molti in questi ultimi decenni gli scambi culturali con le zone dove vivono i discendenti dei nostri emigranti, portati avanti da cori provinciali, dalla Fisorchestra del maestro Ernesto Bellus, dai Belumat, dai musicisti Pio Sagrillo e Claudio Colmanet. Quest’ultimo è recentemente scomparso: durante i suoi viaggi in quei lontani luoghi gli fu conferita la medaglia “Carlos Gomes” con il titolo di commendatore della musica e la nomina ad honorem quale membro dell’Accademia musicale del Brasile. “Giorgio do Brasil” è l’appellativo con il quale chiamano Giorgio Fornasier dopo le tante tournèe compiute con Gianluigi Secco nei molti viaggi per far conoscere il “Veneto dell’altro mondo” e raccogliere interviste e canti popolari ormai scomparsi da noi, oltre all’organizzazione di riunioni storiche di famiglie emigrate.
Valorizzando la musica e i canti dei bellunesi emigrati si sono così rinsaldati i rapporti con i discendenti, sempre desiderosi, sia di ospitare gruppi e persone che portano un po’ di bellunesità nei loro paesi, sia di venire a conoscere la terra dei loro avi.
Nella foto: Flores da Cunha, febbraio 1972: la delegazione feltrina con a capo il sindaco Sisto Belli incontra un anziano bellunese che racconta l’insediamento della sua famiglia nel Rio Grande. (Foto di Giovanni Frescura)




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