Il Palio di Feltre alza l’asticella e sceglie una firma di assoluto prestigio per la sua prossima edizione. Sarà Marinella Senatore (nella foto con Tamburrino), una delle artiste italiane più apprezzate e riconosciute a livello internazionale, a realizzare il drappo del Palio 2026. L’annuncio ufficiale è stato dato domenica 10 maggio nella suggestiva cornice del Santuario dei Santi Vittore e Corona, in un clima di grande partecipazione che ha segnato l’apertura solenne dell’anno paliesco.
Passione e Comunità: il cuore dell’edizione 2026
La cerimonia, inaugurata dal corteo e dalle esibizioni degli sbandieratori dei quattro Quartieri, ha confermato il tema scelto per l’anno: “Passione e Comunità”. Un binomio che, come sottolineato dal presidente Eugenio Tamburrino, identifica l’essenza stessa della manifestazione. «La scelta di Marinella Senatore — ha dichiarato Tamburrino — risponde alla nostra volontà di portare a Feltre un’arte capace di parlare di relazioni, partecipazione ed energia collettiva, elementi che sono il motore del nostro Palio».
Una firma d’eccellenza tra Venezia e Roma
La partecipazione di Senatore eleva la manifestazione nel panorama culturale contemporaneo. L’artista, attualmente impegnata alla Biennale di Venezia e insignita del titolo di “Artista dell’anno 2026” dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, ha illustrato la visione che guiderà la creazione dell’opera: «L’arazzo è memoria collettiva — ha spiegato l’artista —. Trasforma la tradizione in un linguaggio contemporaneo, dove storia e immaginazione si incontrano».
Un territorio in fermento
L’affluenza registrata al Santuario, culmine di una serie di appuntamenti legati al ciclo “Aspettando il Palio”, testimonia un entusiasmo crescente in tutto il territorio. La comunità feltrina si prepara così a vivere un’edizione che promette di unire l’agonismo delle gare storiche a una riflessione artistica profonda sul concetto di cittadinanza e appartenenza.
Con l’assegnazione dell’incarico a Marinella Senatore, il Palio di Feltre non si limita a celebrare la propria storia, ma si apre a una dimensione estetica capace di dialogare con il presente e con le più alte sfere dell’arte contemporanea mondiale.




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