Costumi diversi, stili di vita diversi, problema sempre presente: quello dell’alcolismo. Crolla il consumo del vino, mentre schizza in alto il consumo della birra: 50 per cento in meno di vino, 70 per cento in più di birra. Dati generali che sono stati calcolati su un arco di tempo lungo trent’anni, validi anche per il Bellunese. Basta andare in qualche locale pubblico, o partecipare ad una sagra per rendersi conto di come il mondo è cambiato, anche nel consumo di alcol.
«Se il fiasco di vino era una costante della tavola imbandita» spiega Paolo Bello, del Serd di Belluno «adesso il bere è una questione edonistica, che si fa fuori di casa, in funzione del piacere».
Il primo accesso all’alcol per un ragazzo o una ragazza può accadere anche a 11 o 12 anni, ma non è quello il dato più importante: “Quello che conta è la prima ubriacatura, la cui età si abbassa: quella sì è correlata ai problemi dell’alcolismo, molto più che la prima bevuta”, aggiunge Bello.
La legge è molto chiara, non si può vendere alcol a minori di 18 anni: “Servono più controlli, ma non ci riusciamo, con il personale che abbiamo” spiega il commissario Rossetti della polizia locale. I gestori dei locali bellunesi sono attenti, precisa ancora Rossetti. Forse meno controllo c’è nei negozi o supermercati, dove però basta che venga mandato avanti un diciottenne a far scorta per tutta la compagnia. Non è infrequente trovare in fila alle casse del supermercato nel tardo pomeriggio qualche ragazzo che compra solo super alcolici: il consumo poi non si fa in un luogo pubblico, ma in una casera o in appartamento. «Qui il ruolo più importante è quello della famiglia, dei genitori» aggiunge Bello. Istruzione, informazione, controllo, compiti non facili.
E le ragazze? Il dato è allarmante. Le ragazze bellunesi con meno di 18 anni bevono il doppio delle ragazze italiane, secondo dati Istat. E bevono quattro volte di più di quanto facevano le loro mamme. Ormai il problema dell’alcolismo, dice l’assessore comunale Marco Dal Pont, è assolutamente trasversale come età, dai giovanissimi agli anziani, e come genere.
Ulss, polizia locale, Comune e associazioni lavorano da anni sui problemi dell’alcolismo. «Da venti anni come Serd usciamo con l’unità mobile, a scopo preventivo. Ma solo una azione corale di tutti gli enti e le associazioni coinvolti può avere efficacia» aggiunge Paolo Bello. Ognuno nel proprio ambito e con le proprie iniziative, ma portando a conoscenza dei cittadini i tanti servizi che sono attivi e ai quali chiedere aiuto. Servizi e iniziative che saranno presentati durante il convegno di venerdì in sala Bianchi, anche da Alberto Lovat e Erika Leone dell’Ulss.
Dipendenze da alcol e da droghe. Ma anche da cellulari, come sottolinea l’assessore Dal Pont: «E’ un tema su cui dovremo impegnarci sempre di più». Per quanto riguarda le droghe, aggiunge Bello, si combatte sempre contro nuove sostanze, ma questo avviene fin da quando è comparsa l’ecstasy negli anni Ottanta. «Di nuove sostanze ne compaiono di continuo, vengono identificate, inserite nella lista di quelle proibite e pericolose ma questo non basta, perché chi le sintetizza ne mette di nuove sul mercato e il ciclo riprende».



0 commenti