Economia del Veneto, tra crescita debole, inflazione in risalita e nuovi rischi sociali

Marco Crepaz | 23 luglio 2026 alle 13:18 | 0 commenti

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Il bollettino socio-economico della Regione, relativo all’estate 2026, restituisce un quadro a più velocità: si rafforzano l’export e il turismo, mentre calano le imprese attive e torna a crescere la quota di popolazione a rischio povertà

Il Bollettino socio-economico del Veneto, curato dall’Ufficio di Statistica della Regione ed edito per l’estate 2026, offre una fotografia articolata dell’economia regionale nei primi mesi dell’anno. Il quadro che ne emerge è quello di una crescita contenuta, condizionata dal contesto geopolitico internazionale, e di dinamiche settoriali molto differenziate.

IL CONTESTO NAZIONALE E LE PREVISIONI DI CRESCITA

A giugno 2026 l’indice di fiducia delle imprese risulta in miglioramento in tutti i comparti, mentre la fiducia dei consumatori torna in contrazione dopo un mese positivo. Il prezzo del petrolio Brent, dopo il rialzo di marzo, è in fase di rallentamento, attestandosi a giugno a 86,11 dollari al barile.

Sul fronte della crescita, il Prodotto interno lordo italiano è aumentato dello 0,3% nel primo trimestre 2026 rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% su base annua, sostenuto soprattutto dal valore aggiunto dei servizi. Per l’intero 2026 la previsione nazionale si attesta a +0,5%, mentre per il Veneto si stima un incremento del Pil pari a +0,6%, con i consumi delle famiglie in crescita dello 0,7% e gli investimenti fissi lordi in aumento dell’1,9%. Il documento segnala che l’interruzione del traffico nel canale di Hormuz ha contribuito a un ridimensionamento delle prospettive di crescita internazionale per l’anno in corso. Il Veneto si conferma comunque una delle regioni più produttive del Paese, con un Pil pro capite di 42.400 euro contro i 38.300 euro della media italiana.

L’INFLAZIONE TORNA A SALIRE

Dopo un avvio d’anno relativamente contenuto, l’inflazione è tornata ad accelerare: a maggio 2026 l’indice dei prezzi al consumo segna in Veneto un incremento tendenziale del 3,5%, contro il 3,2% nazionale. Il rincaro delle materie prime energetiche, legato alle nuove tensioni geopolitiche, si è trasmesso ai prezzi al consumo a partire da aprile, colpendo in particolare la voce abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili.

IMPRESE: PROSEGUE LA CONTRAZIONE

Il primo trimestre 2026 si chiude con una riduzione del numero di imprese attive in Veneto, scese a circa 413 mila unità, con un calo dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La flessione riguarda tutti i macrosettori a eccezione dei servizi, in leggera crescita. Il comparto delle costruzioni registra la dinamica più negativa (-4,8% su base annua), penalizzato dal calo della domanda residenziale e dagli effetti della guerra in Medio Oriente sulla catena degli approvvigionamenti. In flessione anche l’industria (-2,1%) e l’agricoltura (-2,7%). A fine dicembre 2025 risultavano attive in Veneto 654 start up innovative, pari al 5,5% del totale nazionale.

EXPORT: IL VENETO CRESCE PIÙ DELLA MEDIA NAZIONALE

Diversamente dal fronte imprenditoriale, l’interscambio commerciale mostra segnali positivi. Nel primo trimestre 2026 l’export veneto è aumentato del 5,1% su base annua, un incremento pari a un miliardo di euro e ben superiore alla media nazionale (+1,3%). Il risultato è trainato dallo straordinario aumento delle vendite estere di mezzi di trasporto, riconducibile alla cantieristica navale della provincia di Venezia, che ha determinato anche il forte incremento dell’export verso gli Stati Uniti (+972 milioni di euro). In crescita anche i settori moda, apparecchiature elettriche ed elettroniche. Le importazioni venete, al contrario, sono calate del 9,4%.

TURISMO: UN NUOVO RECORD

Il 2025 si è chiuso con il nuovo record storico del turismo veneto: 22 milioni di arrivi (+2,3%) e oltre 74 milioni di presenze (+0,9%), grazie alla crescita sia della componente italiana sia di quella straniera. Le destinazioni montane hanno registrato l’incremento più marcato (+7,9% delle presenze), seguite dalle città d’arte (+0,9%). Nel primo quadrimestre 2026 la tendenza positiva prosegue, con un ulteriore +0,8% delle presenze.

GIOVANI E ISTRUZIONE

Cresce l’interesse per l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (Afam): nell’anno accademico 2024/25 gli iscritti in Veneto hanno raggiunto quota 5.738, oltre 2.000 in più rispetto al 2014/15, con un incremento del 55%. Gli studenti stranieri sono 787, pari al 13,7% del totale.

MERCATO DEL LAVORO: CRESCE L’OCCUPAZIONE FEMMINILE, MA IL DATO COMPLESSIVO CALA

Nel primo trimestre 2026 gli occupati in Veneto sono 2.189.912, in calo dell’1,5% su base annua. La componente femminile è in crescita (+1,5%), mentre quella maschile arretra (-3,7%). Il tasso di disoccupazione complessivo si attesta al 3,2%, in miglioramento, ma cresce il numero degli inattivi (+3,5%), soprattutto tra gli uomini (+8,3%).

AMBIENTE: IL CONSUMO DI SUOLO RESTA SOPRA LA MEDIA NAZIONALE

Nel 2024 il suolo consumato in Veneto ha raggiunto l’11,9% della superficie regionale, contro il 7,2% della media italiana. Il nuovo consumo netto di suolo si è attestato a 13,5 ettari per 100.mila abitanti, il valore più alto degli ultimi quattro anni.

MOBILITÀ: PIÙ TEMPO DEDICATO AGLI SPOSTAMENTI

Il tempo medio pro capite giornaliero dedicato alla mobilità in Veneto è salito a 54,3 minuti nel 2025, dai 49,5 dell’anno precedente. Il 76% degli spostamenti avviene con mezzi a motore, in gran parte auto privata (85,8%), mentre il restante 24% riguarda la mobilità a piedi o in bicicletta.

POPOLAZIONE: TORNA A CRESCERE IL RISCHIO DI POVERTÀ

Il dato più critico riguarda la coesione sociale: nel 2025 il 14,6% della popolazione veneta è a rischio di povertà o esclusione sociale, un peggioramento di circa due punti percentuali rispetto all’anno precedente, dopo il miglioramento registrato tra il 2021 e il 2024. Il Veneto resta comunque in una posizione meno critica rispetto alla media nazionale (22,6%). Secondo le stime, sono circa 700 mila le persone in questa condizione nella regione. Il 5,9% della popolazione vive inoltre in situazioni di grave deprivazione abitativa, mentre nel 2024 il 3,9% dei residenti, pari a circa 189 mila persone, ha dichiarato di aver rinunciato alle cure sanitarie per motivi economici.

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