Se parliamo di famiglie, l’emigrazione è solo la punta dell’iceberg. Dietro ogni persona che parte, infatti, ci sono genitori, nonni, fratelli e sorelle che vivono i disagi del distacco, della separazione, della lontananza. E che affrontano il peso economico necessario al mantenimento dei legami.
Un tema che non viene misurato dalle statistiche e che non trova particolare spazio né mediatico né politico. Ecco allora che, per far emergere la questione, è nata il mese scorso l’Associazione Genitori Espropriati (A.G.E.). Obiettivo primario del nuovo sodalizio è rappresentare e tutelare gli interessi delle famiglie coinvolte. Come? Promuovendo iniziative con cui favorire il mantenimento dei rapporti parentali e territoriali affinché gli espatriati non perdano le proprie radici. Chiedendo agevolazioni e convenzioni su trasporti e servizi connessi alla mobilità familiare.
Sensibilizzando istituzioni e opinione pubblica sulle conseguenze sociali, economiche ed emotive della distanza con i propri affetti. Creando una rete di ascolto, supporto e solidarietà tra quanti condividono questa esperienza.
«Il termine “Genitori Espropriati” – spiega il presidente dell’associazione, Vincenzo Piccinno – vuole esprimere il sentimento di chi si sente privato, non per scelta ma per necessità, della possibilità di vivere pienamente il proprio ruolo di genitore e di nonno».
Lo stesso Piccinno precisa che la realtà da lui rappresentata non intende in alcun modo contestare le scelte di chi emigra, ma semplicemente dare la giusta attenzione alla condizione di chi resta, «affinché il diritto a mantenere vivi i legami familiari venga riconosciuto e sostenuto attraverso misure concrete».




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