Gesù e il cieco nato: il cammino dell’illuminazione

Francesco D Alfonso diacono | 14 marzo 2026 alle 15:16 | 0 commenti

Tempo di lettura: 3 minuti
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

La liturgia della quarta domenica di Quaresima (Anno A) pone al centro il tema della luce attraverso il celebre racconto della guarigione del cieco nato. Il brano, tratto dal Vangelo secondo Giovanni, non è soltanto il resoconto di un miracolo, ma un profondo percorso di fede che interroga la cecità del cuore umano.

Il Vangelo secondo Giovanni (9, 1-41)

In quel tempo Gesù, passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”.

Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Il miracolo scatenò un acceso dibattito tra i vicini e i farisei. Mentre alcuni riconoscevano l’opera di Dio, altri accusavano Gesù di non osservare il sabato. “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”, dicevano alcuni; altri invece ribattevano: “Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”. Interrogato nuovamente, l’uomo guarito testimoniò con forza: “Ero cieco e ora ci vedo. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Dopo essere stato cacciato dai farisei, l’uomo incontrò nuovamente Gesù e, riconoscendolo come il Figlio dell’uomo, dichiarò la sua fede: “Credo, Signore!”, e si prostrò dinanzi a lui.

Commento e riflessione: dalla cecità alla gioia della fede

La guarigione dell’uomo cieco dalla nascita, come il dialogo tra Gesù e la Samaritana, è la manifestazione dell’amore salvifico di Dio che apre l’uomo alla fede e alla gioia, attraverso un processo di illuminazione. Questo brano, un tempo cardine della catechesi battesimale, sottolinea il passaggio alla vita di grazia come vittoria della luce sulle tenebre.

Il significato del miracolo Gesù prende l’iniziativa e chiarisce che la disabilità non è legata a una colpa, ma è l’occasione in cui Dio manifesta il suo amore misericordioso. Il gesto del fango e l’invito a lavarsi a Siloe non sono rituali magici, ma segni semplici che aiutano a entrare nella luce della fede, seguendo una dinamica sacramentale.

La cecità dei giudici Mentre il cieco acquista uno sguardo nuovo, i suoi accusatori mostrano una cecità profonda, determinata dalla presuntuosa convinzione di dover anteporre la legge alla misericordia. In questo modo, essi rimangono chiusi nei propri schemi, incapaci di vedere gli altri con gli occhi di Dio.

Indicazioni per il cammino cristiano

Dalla lettura dei testi emergono due indicazioni fondamentali:

  • È necessario essere coscienti della propria fragilità e affidarsi a Cristo, senza il quale la vita non ha direzione.
  • Chi è stato illuminato e sanato dalla misericordia è chiamato a diventare portatore di luce e testimone della gioia del Vangelo.

Attraverso i battezzati, Gesù continua oggi a operare nello Spirito per trasformare l’oscurità dell’ignoranza nella luce della fede.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Notizie correlate

Il tesoro del Regno e il dono della vera Sapienza

Il tesoro del Regno e il dono della vera Sapienza

XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A 26 luglio 2026 Dal Vangelo secondo Matteo (13, 44-52) In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: "Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende...

leggi tutto