Pasqua di Risurrezione: il senso del mistero nel racconto della tomba vuota

Francesco D Alfonso diacono | 06 aprile 2026 alle 09:25 | 0 commenti

Tempo di lettura: 4 minuti
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

L’evento della Risurrezione, centro del mistero pasquale, è sintetizzato nella narrazione dei Vangeli dall’immagine della tomba vuota. Sia il racconto di Giovanni, proprio della Messa del giorno, che riferisce l’esperienza di Pietro e Giovanni, sia quella di Matteo, propria della veglia pasquale dell’anno A, che invece narra l’esperienza delle donne al sepolcro, partono dalla tomba vuota.

L’autenticità della testimonianza

In effetti non vi sono testimoni diretti dell’evento e dunque nemmeno descrizioni di esso: ma la vista del sepolcro vuoto e, subito dopo, l’incontro con il Risorto, parlano in modo inequivocabile della Risurrezione. Anzitutto le testimonianze sono credibili e depongono a favore della autenticità storica dei fatti: in particolare, l’incarico affidato da Gesù alle donne di portare per prime il lieto annuncio della Risurrezione ai discepoli, è in controtendenza con la cultura del tempo, che non riconosceva alla donna autorevolezza giuridica nella testimonianza.

Ma gli stessi apostoli Pietro e Giovanni nella narrazione del Vangelo giovanneo sono testimoni autorevoli non solo perché apostoli, ma anche per la franca ammissione della loro fragilità. In un primo momento, infatti, tutti gli apostoli avevano abbandonato Gesù, e Pietro poi lo aveva esplicitamente rinnegato; infine nel momento della risurrezione non credono alle donne e hanno bisogno di verificare con i propri occhi: sono tutti fatti che non vengono messi in ombra nei Vangeli e costituiscono altrettanti elementi di autenticità.

L’annuncio della speranza

L’esperienza sconvolgente di Maria di Magdala e dell’altra Maria, che avevano visto rotolare la pietra del sepolcro e l’angelo sfolgorante che annunciava loro ciò che era accaduto, è l’inizio di una storia nuova, l’annuncio gioioso della Pasqua del Signore: “L’angelo disse alle donne: Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto andate a dire ai suoi discepoli: È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto”. Poco dopo sarà Gesù stesso a incontrare le donne e a ripetere l’invito dell’angelo: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”.

Nell’incontro con Gesù Risorto possono finalmente cadere tutte le paure; c’è ormai una certezza: Dio è più forte del male e della morte e vuole donare agli uomini la sua vittoria, frutto pieno e splendente della sua Misericordia. La Risurrezione è un evento che trascende la storia, ma è anche un fatto storico: da un lato apre alla dimensione dell’eternità, dall’altro si inscrive nella vicenda degli uomini come fulcro e pegno di speranza.

Una vita nuova nella luce pasquale

Davanti al sepolcro vuoto cade il timore della morte e dell’impotenza di fronte al male, mentre l’esperienza del Risorto svela il compimento della redenzione e dona un vigore luminoso alla testimonianza. Così Pietro, nella narrazione degli Atti, annuncia con franchezza al centurione Cornelio gli eventi della salvezza, rivendicando il valore della testimonianza sua e dei discepoli: “E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti”.

La testimonianza dei discepoli è giunta fino a noi e per questa testimonianza, custodita fedelmente dalla Chiesa, è offerta a ciascun uomo, e in ogni tempo, la possibilità di entrare in contatto con il mistero della Pasqua, di coglierne il frutto e la promessa mediante il Battesimo, per una vita che è già sanata dalla vittoria pasquale, ma che ne attende fiduciosa la piena manifestazione. È quanto scrive Paolo ai cristiani di Colossi, esortandoli a guardare ormai in modo nuovo alla vita: “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”.

Non si tratta di trascurare l’impegno quotidiano o la fatica di costruire un mondo migliore, ma di vivere e operare nella luce e nella prospettiva della Pasqua: in questa luce ha senso pieno ogni sforzo per la giustizia e per il bene, ma anche ogni sconfitta o fallimento. Non sono infatti i criteri terreni a determinare il senso o il successo della testimonianza cristiana, ma la certezza che in Cristo, al quale il Padre ha concesso di ricapitolare tutte le cose del cielo e della terra, trova compimento perfetto ogni fatica, ogni sofferenza, ogni lacrima, ogni atto d’amore seminato nelle strade del mondo. Perché nulla andrà perduto di quanto è orientato alla costruzione del Regno.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Notizie correlate

Il tesoro del Regno e il dono della vera Sapienza

Il tesoro del Regno e il dono della vera Sapienza

XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A 26 luglio 2026 Dal Vangelo secondo Matteo (13, 44-52) In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: "Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende...

leggi tutto
Domenica delle Palme: dallo stupore alla testimonianza

Domenica delle Palme: dallo stupore alla testimonianza

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo (forma breve 27, 11 - 54). In quel tempo, Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: "Sei tu il re dei Giudei?". Gesù rispose: "Tu lo dici". E mentre i capi dei sacerdoti e gli...

leggi tutto