Il tesoro del Regno e il dono della vera Sapienza

Francesco D Alfonso diacono | 26 luglio 2026 alle 10:56 | 0 commenti

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XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

26 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo (13, 44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

Dopo le parabole delle due domeniche precedenti, il testo evangelico odierno propone altre tre parabole sul regno dei cieli, che concludono il discorso di Gesù: quella del tesoro nascosto, quella della perla preziosa e quella della rete da pesca. Le prime due costituiscono brevissimi racconti che sottolineano il primato del Regno, a cui tutto deve essere subordinato; la terza, che riprende il tema già trattato nella parabola del buon grano e della zizzania, parla del giudizio finale, che separerà i buoni dai malvagi.

Tratti comuni alle prime due parabole sono il fatto che il tesoro o la perla preziosa siano individuati da qualcuno che è alla ricerca e che poi vende tutti suoi averi per entrarne in possesso. Nella parabola del tesoro nascosto si coglie anche la gioia che accompagna il ritrovamento, unita alla prudenza per evitarne la perdita: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. Le immagini del tesoro e della perla preziosa sono molto significative: il regno dei cieli merita che lo si cerchi e che si faccia di tutto per possederlo. Non è una cosa buona fra le tante che si incontrano nella vita, ma la cosa più importante, che esige la subordinazione di ogni altro interesse o desiderio. Del resto Gesù torna più volte sulla necessità di non anteporre nulla al regno dei cieli: quando, ad esempio, chiede di rinunciare persino a sé stessi o agli affetti più cari e di abbracciare la propria croce quotidiana, per seguirlo.

È questa la vera sapienza, che conduce alla salvezza, perché sa riconoscere ciò che è buono e giusto, dunque sommamente conveniente. È questa la sapienza che desiderava Salomone, quando chiese a Dio in sogno di avere un cuore docile, capace di rendere giustizia al popolo e di distinguere il bene dal male. Sappiamo che poi Salomone non sarà perseverante in questo desiderio, perché finirà con il diventare succube di donne straniere e di adorarne anche gli idoli. Resta il fatto che Dio esaudì la sua preghiera, perché sgorgata da un cuore sincero e umile, e lo rese saggio e intelligente come nessun altro.

Dobbiamo riconoscere che oggi, come al tempo di Salomone, non è la sapienza la cosa più ricercata, e non soltanto da quanti governano le nazioni, né la capacità di discernere il bene dal male: gli interessi egoistici e il profitto immediato calpestano la giustizia; la verità e la menzogna, il bene e il male tendono a confondersi. È il riferimento a Dio e alla sua parola che illumina e orienta al bene, è questa la fonte della vera sapienza. Solo nella luce della Parola è possibile cogliere il senso vero dell’esistenza come chiamata ad un destino di gloria e di felicità.

Occorre amare Dio e desiderare di stare dalla sua parte, per sentire l’assillo della verità e della giustizia, per non arretrare dinanzi alle minacce e alle tribolazioni, per scoprire nelle pieghe spesso oscure della storia l’opera di una Sapienza amorosa.

Non mancano neppure nel nostro tempo gli esempi di chi ha trovato un tesoro e per esso ha rinunciato a molte altre cose: nel 2014 Meriam Ibrahim, donna sudanese condannata a morte per apostasia e adulterio, richiesta di abbracciare l’islam e di rinunciare alla fede cristiana, ha ribadito che era cristiana e che non intendeva rinnegare la sua fede per avere salva la vita. Quale sapienza Dio concede ai piccoli, se dà forza ad una giovane mamma, che non può non temere per sé e per i suoi cari, di testimoniare il Vangelo fino ad accettare la prospettiva del martirio!

Verrà alla fine il giorno del giudizio, quando i malvagi saranno separati dai buoni e la pesca per il regno dei cieli sarà compiuta: ora, per il discepolo del Regno, è tempo di testimonianza, di mostrare la bellezza della novità cristiana radicata nella storia antica della salvezza, promessa di partecipazione all’eredità gloriosa di Cristo.

Francesco D’Alfonso, diac.

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