Convertitevi, il Regno è vicino”: luce, missione e unità nel Vangelo di Matteo

Francesco D Alfonso diacono | 25 gennaio 2026 alle 09:02 | 0 commenti

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III Domenica T.O. – A

Dal Vangelo secondo Matteo (4, 12-23).

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
16 Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta
.


17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 24La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.


Il testo del Vangelo di Matteo narra gli inizi del ministero pubblico di Gesù e la chiamata dei primi discepoli. Sono due momenti distinti, ma strettamente collegati tra loro: l’annuncio del Regno e il coinvolgimento dei discepoli nella predicazione messianica indicano che l’iniziativa della redenzione è di Dio, ma che egli non intende compierla senza la collaborazione dell’uomo. Matteo richiama esplicitamente un passo di Isaia per sottolineare che in Cristo trovano attuazione le parole della Scrittura, ma anche per esprimere la novità del messaggio evangelico, sorgente di luce e di gioia per l’umanità immersa nelle tenebre del peccato e della morte. In Isaia proprio dalla Galilea “delle genti”, cioè da una terra aperta a flussi di popoli e dunque anche di fedi diverse, devastata dalla invasione assira del secolo ottavo avanti Cristo, parte il riscatto della liberazione e il messaggio di speranza: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”. Il passo di Isaia è tratto dal capitolo in cui viene annunciata la nascita dell’Emanuele, il Dio con noi, artefice della pace per il suo popolo; la gioia dunque viene dall’intervento di Dio, che inaugura un’era nuova, simboleggiata nel testo dalla liberazione del popolo dal dominio dei Madianiti per opera di Gedeone.

L’annuncio del Regno è, tuttavia, sorgente di gioia solo se viene accolto con il cuore, cioè con una adesione totale della vita, e comporta una conversione profonda, un vero cambiamento di mentalità – è questo il senso del termine greco usato dall’evangelista – un modo nuovo di guardare alla vita e al mondo secondo il punto di vista di Dio: “Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino””. La conversione non è primariamente sforzo dell’uomo per prepararsi all’avvento del regno dei cieli, ma è anzitutto accoglienza del dono di Dio, che rivela in Gesù Cristo la sua vicinanza all’uomo e il suo amore misericordioso. Solo allora è possibile comprendere l’urgenza della missione: se in me entra la luce e la gioia del Vangelo, non posso non desiderare che questa luce e questa gioia diventino dono per tutti, perché è desiderio di Dio che tutti siano salvati.

La chiamata di Simone e di Andrea, di Giacomo e Giovanni, rivolta loro mentre erano dediti alle normali attività del lavoro quotidiano, è stata probabilmente frutto anche di un percorso di ascolto e di incontri, ma dice il modo di operare di Dio con gli uomini: è qui ed ora, e per ciascuno in un ruolo specifico, l’invito a collaborare al piano della salvezza. Tutti i discepoli, dunque, devono sentirsi corresponsabili dell’annuncio del Vangelo: c’è un’umanità ferita e dolente che attende di essere curata dalla fede e dall’amore della Chiesa.  L’annuncio del Regno diviene allora, oggi come al tempo di Gesù, guarigione dal male, sollievo nella sofferenza, liberazione dall’umiliazione e dall’oppressione, pacificazione del cuore.

Certo, perché la missione della Chiesa sia credibile occorre l’unità nella fede e la coerenza della testimonianza. Proprio oggi si conclude la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che intende esprimere l’impegno anzitutto dell’intercessione reciproca, dell’affidamento alla grazia di Dio per il superamento delle divisioni, frutto di tanti errori del passato. Ma occorre lavorare per l’armonia e l’unità ad ogni livello nella comunità cristiana: per tutti, infatti, è la tentazione di lasciar prevalere punti di vista puramente umani, che tradiscono la consegna lasciata da Cristo ai suoi. Quando l’autorità viene concepita come potere e non come servizio, quando il carisma di una comunità o di un movimento si offusca nell’autoreferenzialità o nel leaderismo, quando l’impegno nella vita della comunità o nelle opere di carità diviene espressione di attivismo sociale o ricerca di successo in chiave personale, allora siamo richiamati alla centralità dell’annuncio: il regno dei cieli è vicino, Cristo è vicino e attende la conversione sincera del cuore. Il frutto sarà una nuova evangelizzazione, protesa a sanare le infermità del nostro tempo e a contagiare con la testimonianza gioiosa del Vangelo quanti vivono nella tristezza e senza speranza.

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