La pubblicazione “Cesana, Storia di un antico borgo sul Piave, della sua contea, dei ponti, della Muda e del Passo barca”, scritto dallo storico lentiaiese Gino Pasqualotto, ci offre lo spunto per approfondire la storia di questo affascinante luogo del comune di Borgo Valbelluna. Già dal titolo si può intuire l’importanza di questa frazione di Lentiai che si affaccia sul Piave. L’intervista all’autore ci permette di approfondire alcuni aspetti di questo interessante percorso.
Signor Pasqualotto, che cosa l’ha spinta a studiare questo particolare luogo?
Io abito a Cesana e mi sono accorto che gli ultimi studi, da parte di un discendente di uno dei tre rami comitali, Francesco Vergerio, risalivano agli anni Trenta del ‘900. Ho quindi deciso di approfondire l’argomento e di ricercare aspetti ancora ignoti.
Ci faccia scoprire la Contea di Cesana. Quando è stata creata e quale è stata la sua importanza storica?
Il documento più antico che parla della “Curia, della Muda e del castello di Cesana” risale al dicembre 1174. Si comincia a parlare di Contea pochi anni dopo, alla fine del secolo, quando in diversi documenti vengono nominate quattro famiglie di conti, le cui origini rimangono sconosciute. Essi concordarono di mantenere intatto il confine del territorio: nessuno poteva alienare la proprietà senza il consenso degli altri. I componenti di queste famiglie hanno mantenuto l’appellativo “da Cesana” fino alla fine del Medioevo. Successivamente, in epoca veneziana, si sono divisi in tre rami, prendendo i nomi di Dal Colle, De Mozzi e Vergerio, mantenendo il titolo comitale fino all’Editto napoleonico del 1806.
Il territorio da loro occupato in realtà era molto piccolo e le coltivazioni, si può dire, insignificanti. Come si può quindi giustificare la loro importanza e la loro ricchezza?
Sì, effettivamente, il territorio era piccolo, di soli 38kmq, ma aveva una grandissima importanza strategica in quanto si trovava sul fiume Piave, proprio dove il fiume si restringeva tra due speroni di roccia – la Mota, in località Cesana, e Col de la Nave sulla riva opposta di Busche. C’era un’ansa che scendeva di livello verso la pianura trevigiana, formando una specie di rapida che metteva a repentaglio la fluitazione delle numerose zattere. Ciò rese necessario creare due spazi, a monte e a valle della rapida, dove scaricare e dove ricaricare le merci che, nel breve tragitto, dovevano essere trasportate a mano o con carri. Si venne quindi a creare un’attività produttiva legata alla fluitazione sul Piave, la quale imponeva il pagamento di un dazio – la “muda” – ed eventuali altri balzelli connessi al passaggio. Ma ulteriori introiti derivavano dal “passo del fiume” attraverso il ponte che univa le due rive. Questo passaggio viene documentato fino alla fine del 1400; successivamente, nel 1501 si parla solo di “passo barca” e della contesa sul suo controllo tra Cesana e Feltre. Questo passo barca ha funzionato fino al 1886, quando è stato inaugurato il primo ponte di ferro.
Parlando di ponti, ancora oggi il ponte di Busche è strategico, poiché unisce la Sinistra alla Destra Piave. Ci parli un po’ di questi ponti.
Il primo ponte di ferro fu inaugurato nel maggio 1886, e fu costruito da un consorzio formato dai comuni di Lentiai, Feltre, Mel, Cesiomaggiore, Trichiana e Limana; esso aveva un casello per il pagamento del passaggio. Purtroppo, ebbe vita breve, in quanto fu distrutto durante la Prima guerra mondiale. Successivamente, nel primo dopoguerra, fu costruito il ponte, ora dismesso e ancora visibile, accanto all’attuale ponte diga.
Parliamo di un altro tema trattato nel suo libro: le chiese. La Valbelluna, com’è noto, è disseminata di piccole, ma importanti chiesette. Ne troviamo una anche a Cesana. A chi è dedicata?
La chiesetta è dedicata a San Bernardo di Clairvaux (Chiaravalle), il più famoso abate cistercense. Fu nominato santo nel 1174, quando la curia di Cesana fu acquistata dalla famiglia da Camino – già proprietaria di Zumelle. La contessa da Camino, Sofia da Colfosco, era la protettrice dei monaci cistercensi, insediati nel monastero di Follina, ma già presenti nel territorio di Zumelle, come testimoniato anche dalla chiesetta di Tremea, dedicata a Santa Giustina. La chiesa di San Bernardo contiene due cicli di affreschi: del primo ciclo, risalente, al 1200, rimane una Madonna che allatta il Bambin Gesù, seduta in trono tra due santi; del secondo, risalente al 1300, nonostante la chiesa sia stata più volte rimaneggiata, rimangono vari affreschi, come per esempio un’Annunciazione, un San Cristoforo e, ovviamente, San Bernardo, con la tonsura da monaco e il saio bianco da cistercense.
Cesana si fregia però anche di un altro importante palazzo, ce ne può parlare?
Si tratta del Palazzo Pretorio risalente al Dominio veneziano, il quale ospitava l’ufficio del Vicario. Storicamente, infatti, Cesana si avvaleva della facoltà di amministrare la giustizia civile e penale del suo territorio, sulla base di propri statuti. Tra i vicari si può annoverare anche lo storico bellunese Giorgio Piloni. Ancora oggi, dell’edificio si possono ammirare due facciate e una stanza affrescata del 1600.




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