Il Padre, l’amico e la fiducia: la preghiera secondo Luca

Francesco D Alfonso diacono | 25 luglio 2025 alle 18:17 | 0 commenti

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Domenica XVII – T.O. – C

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-13).

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione».

Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.

Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».


Sono tre i passaggi sulla preghiera che Gesù offre ai discepoli nel brano di Luca: la preghiera del “Padre”, la parabola dell’amico importuno, l’esortazione a chiedere con fiducia. Sono i discepoli a chiedere che Gesù insegni loro a pregare, perché i maestri spirituali, come Giovanni il Battista, sogliono dare ai loro discepoli indicazioni pratiche sulla preghiera. Ne risultano spunti densissimi, offerti con semplicità e con autorità, che esprimono il carattere della preghiera cristiana.

La formula lucana della preghiera, che corrisponde al “Padre nostro” di Matteo, presenta alcune caratteristiche originali. Anzitutto, la parola “Padre”, Abbà, la stessa che Gesù usava nella preghiera, dice subito la novità del rapporto tra il discepolo e Dio: è Gesù stesso che dona a ciascuno di potersi rapportare con Dio nella intimità del rapporto filiale, perché questo ci ha guadagnato con l’Incarnazione e la Redenzione. Si tratta di un rapporto basato soprattutto sulla fiducia, che consente le richieste più audaci, che certo Dio desidera esaudire: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”. Nella sensibilità lucana la richiesta che venga santificato il nome di Dio può essere interpretata come la manifestazione della sua bontà e della sua misericordia nella vita degli uomini, come opera di salvezza; così l’avvento del regno di Dio è la sua vittoria sugli idoli e le miserie della storia umana, il pane di “ogni giorno” il nutrimento non solo materiale, ma soprattutto spirituale, per il pellegrinaggio terreno. Gesù insegna poi a chiedere a Dio il perdono dei peccati, così come noi perdoniamo chi è in debito verso di noi. Non si tratta semplicemente di un paragone, ma di una condizione per ricevere il perdono. Del resto conosciamo l’insistenza con la quale Gesù esige la disponibilità a perdonare senza limiti, ad esercitare la misericordia per ottenere misericordia. Infine la richiesta di non essere abbandonati alla tentazione indica la fiducia nella potenza liberatrice di Dio, che salva dal male radicale.

Gesù insegna ai discepoli a pregare come figli, dunque a sentirsi amati da Dio e sicuri di essere ascoltati: significa pregare con Lui, in Lui e per mezzo di Lui. Non è possibile che il Padre non ascolti la preghiera del Figlio, ecco il fondamento della fiducia che deve animare la preghiera. L’amico importuno della parabola sa che può contare sull’amico nel momento del bisogno: Gesù non intende certo dire che Dio risponderebbe alla preghiera solo per non essere ulteriormente importunato, ma che Egli desidera poterla esaudire, perché è attento alla preghiera dei suoi figli. Infine, l’esortazione a pregare senza stancarsi, perché “chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. Luca, tuttavia, fa capire chiaramente che l’oggetto della preghiera non è indifferente perché possa essere esaudita: il vero dono, sorgente di ogni altro dono, è lo Spirito Santo, di Lui abbiamo davvero bisogno.

I discepoli, che vedevano spesso Gesù assorto in preghiera, ne rimanevano così colpiti da chiedergli di insegnar loro a pregare. Anche nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità c’è bisogno di testimoni della preghiera, di persone cioè che sappiano mostrare la luce e la gioia che nascono dalla intimità con Dio. Da qui può riprendere vigore l’intero arco della vita cristiana.

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