Tra Marta e Maria: l’accoglienza che nasce dall’ascolto

Redazione | 18 luglio 2025 alle 18:12 | 0 commenti

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Domenica XVI – T.O. – C

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42).  

In quel tempo, [38] mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. [39] Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; [40] Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». [41] Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, [42]ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».


Il brano odierno del Vangelo presenta il tema dell’accoglienza di Dio nella propria vita attraverso due figure femminili, Marta e Maria, sorelle di Lazzaro e discepole di Gesù, che ospitano il Maestro nella loro casa. Nell’interpretazione tradizionale, la vita attiva, rappresentata da Marta, verrebbe contrapposta alla vita contemplativa, rappresentata da Maria, che avrebbe l’avallo del Signore come unica via di santificazione. Non v’è dubbio che Marta appaia indaffarata nei molti servizi, mentre Maria, “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola”. Al rimprovero di Marta, che chiede a Gesù di intervenire a suo favore, richiamando la sorella Maria assorta nell’ascolto, Gesù replica: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. Marta non ha certo sbagliato nell’accogliere Gesù in casa sua, né nel predisporre una accoglienza decorosa, come farebbe qualsiasi donna verso un ospite di riguardo. Ma l’ascolto della parola di Dio viene prima di ogni altra cosa: è guida e luce per ogni attività, per qualsiasi forma di impegno e di vita. Maria è icona dell’ascolto: ha scelto di ascoltare la voce del Maestro, ha scelto la parte migliore, perché senza la parola di Dio non sappiamo nemmeno chi siamo e perché agiamo. Gesù non desidera che viviamo nell’affanno, nella agitazione inutile e improduttiva, che toglie la pace e impoverisce l’accoglienza, disperdendo più energie in direzione delle cose che verso Colui che dà senso all’uomo e ad ogni cosa. La Parola entra nel cuore del discepolo, perché questi possa compierla nella sua vita. L’accoglienza della Parola, dunque, è autentica quando si traduce nell’azione. D’altra parte, a che servirebbe tutto il nostro operare, se non fosse illuminato dalla volontà di Dio, se non portasse in sé il tocco della santità di Dio e non ne diffondesse la luce?

Nella vita cristiana vi sono certo chiamate e carismi diversi, ma sempre per “portare a compimento la parola di Dio”. Così la vita contemplativa diviene intercessione per chi opera nella evangelizzazione, per chi soccorre i poveri e guarisce gli infermi, per chi lavora per la giustizia e la pace: è il polmone che respira all’unisono con l’altro, che pur nell’impegno operoso non dimentica di stare dinanzi al Signore per ricevere da Lui ispirazione e forza. Madre Teresa di Calcutta trovava nella preghiera l’energia per spendersi nella prima linea della carità. E’questa la garanzia per la Chiesa di non ridursi ad una ONG di carattere solidaristico, come amava ripetere  papa Francesco! Soprattutto in un mondo, come il nostro, dominato da un attivismo inquieto e privo di riferimenti di valore adeguati, i cristiani rischiano di fare propria l’ottica mondana della priorità del fare, di contrapporre l’azione alla preghiera e all’ascolto della Parola. L’annuncio del Vangelo e le opere che devono accompagnarlo sono certo urgenti per la salvezza del mondo, ma il Vangelo va accolto e custodito nel cuore, sull’esempio di Maria, la Madre del Signore, perché possa generare il frutto di opere sante.

Preghiera e opere, contemplazione e azione non sono in contraddizione tra loro, bensì sono intimamente connesse. Lo sapeva bene la sapienza dei monaci, che nell’approccio al libro sacro consideravano come gradi successivi della lectio – l’ascolto o lettura -la meditazione, l’orazione, la contemplazione e, infine, l’azione. Forse mai come oggi il mondo ha bisogno di cristiani che facciano risplendere attraverso le opere quella luce della fede che la Parola di Dio ha acceso nei loro cuori.

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