14 ^ domenica T.O.

Redazione | 04 luglio 2025 alle 16:54 | 0 commenti

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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-12.17-20).

 1]In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. [2] Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. [3] Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; [4] non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. [5] In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. [6] Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. [7] Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. [8] Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, [9] curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. [10] Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: [11] Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. [12] Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.  [17] I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». [18] Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. [19] Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. [20] Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».


Il Vangelo odierno tratta il tema della missione, già toccato da Luca con riferimento all’invio da parte di Gesù di alcuni discepoli che avrebbero dovuto preparare la sua visita nel cammino verso Gerusalemme. Se la condizione fondamentale per l’evangelizzazione è porre al primo posto l’obbedienza alla chiamata attraverso una decisione libera e ferma, ad imitazione di Cristo, lo stile e le modalità della testimonianza sono quelle della mitezza e della franchezza insieme e della sobrietà, mentre il contenuto è l’annuncio che il regno di Dio è vicino. Ma Gesù, mentre invia i settantadue discepoli avanti a sé, dà loro anche un compito, quello di pregare il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe.

Sant’Agostino commenterà questa esortazione sostenendo che non si tratta tanto di chiedere un numero maggiore di sacerdoti, quanto operai veramente dediti alla loro missione secondo il mandato del Maestro. E non casualmente Luca riporta questa esortazione alla preghiera, egli che presenta spesso Gesù raccolto prima di ogni momento importante della sua missione. Solo nella preghiera, infatti, Dio può donare la disposizione necessaria per l’annuncio: è l’intimità con Lui che rende credibile nel messaggero l’annuncio della pace, anzi il dono della pace, perché qui non si tratta di un semplice augurio. A noi sembrerebbe forse prioritaria la ricerca di modalità di comunicazione efficaci o di proposte pastorali che colgano le attese dell’umanità contemporanea. Per Gesù, invece, la preghiera deve accompagnare la missione, perché questa avvenga nella potenza dello Spirito, come avrà modo di testimoniare Paolo.

La missione dei settantadue è raccontata soltanto da Luca e questo rivela un particolare interessante: Luca è l’evangelista della universalità della salvezza e, nella tradizione giudaica, settantadue erano le nazioni pagane; ora, il fatto che Gesù invii settantadue discepoli in una sorta di missione parallela a quella degli apostoli dice implicitamente la destinazione universale del messaggio di salvezza. Ma l’urgenza dell’annuncio non autorizza in alcun modo l’imposizione, perché il Vangelo deve essere accolto in libertà e può contemplare anche il rifiuto. Certo, è forte il suggerimento a scuotere persino la polvere dalle scarpe nel caso di non accoglienza, a indicare che non si deve scendere a compromessi con coloro che respingono il Vangelo: anche in questo caso, infatti, bisogna annunciare che il regno di Dio è vicino.

Perché la missione sia libera ed efficace è necessario che adotti lo stile della essenzialità e della sobrietà: è l’annuncio che deve trasparire nel suo fulgore, non gli orpelli umani, ostacolo e inciampo alla fede. Qui si tocca il tema tanto discusso dei mezzi necessari alla missione; non si tratta di negarne l’utilità, quanto di affermare che non bisogna fondare su di essi le speranze di successo, poiché la verità ha la sua forza intrinseca e va annunciata con chiarezza e con forza.

La verità, però, non va interpretata, come è accaduto spesso in passato, prevalentemente come dottrina, come complesso ben congegnato di proposizioni da credere, perché il regno di Dio che è in mezzo a noi è il Cristo stesso, la persona del Figlio del Dio vivente, e l’annuncio di questo regno è apportatore di pace e di gioia. E’la gioia che Gesù promette ai settantadue: “Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

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