Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli

Francesco D Alfonso diacono | 27 giugno 2025 alle 16:28 | 0 commenti

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Domenica XIII del Tempo ordinario – C

Dal Vangelo secondo Matteo (16, 13-19)

In quel tempo Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Risposero: “Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. 15Disse loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. 16 Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù gli disse: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

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La solennità dei Santi Pietro e Paolo ci riporta alla prima testimonianza dei discepoli di Cristo e costituisce un prezioso promemoria delle radici della nostra fede. In questi due Apostoli, che hanno dato la vita per il Vangelo, il lascito di Gesù è fecondo di frutti abbondanti per il Regno: essi sono per la Chiesa un faro luminoso e una indicazione di cammino. La loro vita ha avuto percorsi differenti, ma entrambi sono giunti a condividere con entusiasmo e con decisione totale la causa di Cristo: Pietro ha attraversato i momenti della fragilità e dell’infedeltà, ma ne è uscito per l’esperienza viva del Risorto e della Pentecoste; Paolo ha dovuto abbandonare lo zelo per la legge antica, per scoprire la bellezza e la potenza del Vangelo di Cristo.  A entrambi il Signore ha affidato un compito decisivo per la diffusione del Regno: alla loro testimonianza, custodita dalla Chiesa di Roma, ancora oggi i cristiani sono invitati a guardare per ritrovare vigore nella fede e audacia apostolica.

Pietro, che nel giorno di Pentecoste ha assunto con autorevolezza il ruolo di primo testimone del Vangelo, doveva sperimentare su di sé la forza liberatrice della Pasqua di Cristo, quando venne arrestato per ordine di Erode. Lui, che aveva avuto timore nel momento del Getsémani di dover condividere la sorte del Maestro e lo aveva rinnegato, ora affronta la prova della persecuzione proprio in occasione della Pasqua e ne esce pienamente consapevole che Cristo è accanto a lui: “Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva”. La Chiesa intanto intercedeva incessantemente per Pietro, fiduciosa nell’efficacia della preghiera e sostenuta da un profondo spirito di comunione.

Gesù aveva promesso a Simone, che aveva proclamato la sua divinità – “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” – che sarebbe divenuto la roccia della nuova comunità dei credenti e che avrebbe avuto in essa l’autorità di sciogliere e legare. Gesù manterrà fede a questa promessa, nonostante il rinnegamento di Pietro, e cambiandogli il nome gli indica una svolta decisiva nella vita: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Pietro ricorderà certo queste parole quando verrà condotto al martirio, confidando per sé e per la Chiesa nella fedeltà di Colui che rimane la vera pietra angolare.

Anche Paolo sino alla fine confida nella promessa di Gesù. Giunto al termine della sua prova terrena, sa di avere imitato il Maestro in vita e sa di doverlo imitare anche nel momento del passaggio, ma sa anche che Cristo è fedele e gli consegnerà il premio delle sue fatiche apostoliche. L’Apostolo ha sentito la presenza di Cristo lungo tutto il corso della sua missione, perché potesse portare a compimento l’annuncio del vangelo e tutte le genti lo ascoltassero. Questa presenza non verrà meno alla conclusione della sua fatica.

Santi Apostoli Pietro e Paolo, quale insegnamento di fede e di speranza ci consegnate oggi! Avete giocato la vostra vita sulla parola di Cristo, come un giorno tu, Pietro, gettasti le reti, e tu, Paolo, ti lasciasti condurre dal vento dello Spirito. Sapevate che era Cristo a sostenere e a rendere efficace la vostra opera e non avete mai dubitato che egli intendesse portarla a compimento. Aiutateci a comprendere che lavorare per il Regno significa far spazio allo Spirito e che tutto possiamo in Colui che è fedele. Aiutateci a ritrovare la gioia del Vangelo, della Parola accolta, custodita e osservata e di quella annunciata e testimoniata! A ritrovare, sul vostro esempio, il coraggio di rendere ragione della speranza che ci avete trasmessa, perché diventi luce per questo mondo, che Dio ama e che non possiamo non amare.   

Francesco D’Alfonso diacono 

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