La storia dell’acqua della Vena d’oro è lunga e complessa. Le sue acque sembra fossero già utilizzate come rimedio terapeutico, addirittura in epoca romana, quando Belluno era un municipium.
Le prime notizie certe e documentate risalgono però al XV secolo, quando alcuni frati costruirono un ospizio per curare con l’acqua della Vena d’oro diverse malattie, fra le quali la renella e i calcoli biliari e, per questo, l’acqua venne chiamata “sorgente dei frati” o “sorgente della salute”.
Quando i frati abbandonarono l’ospizio, furono i monaci della certosa di Vedana di Sospirolo ad utilizzare per molto tempo l’acqua della sorgente per cura.
Il 13 luglio 1869 il cav. Giovanni Maria Lucchetti, di Conegliano, inaugurò il centro idroterapico e idropinico con annesso un lussuoso albergo frequentato dalla migliore nobiltà austroungarica e italiana. Basti pensare che qui soggiornò anche la regina d’Italia Margherita (1851-1926) e il presidente del consiglio del Regno d’Italia Giuseppe Zanardelli (1826-1903).
Illustri medici consigliavano quest’acqua per disintossicarsi dall’acido urico, per curare le malattie del ricambio e intestinali e le dispepsie nervose.
Il famoso neurologo Paolo Mantegazza (1831-1910), che fu tra i primi divulgatori in Italia delle teorie darwiniane, creò lo slogan: “Quod nihil sanat, Aurea vena sanat…” 1.
Nell’albergo della Vena d’oro si tenevano grandi feste, ricevimenti, concerti e balli con partecipanti provenienti da ogni parte d’Europa che rimanevano stupiti dall’ambiente, dal giardino e dai laghetti che si trovavano intorno e dalla possibilità di passeggiate ed escursioni sulle montagne bellunesi.
All’inizio del XIX secolo, alla morte del cav. Lucchetti, gli eredi vendettero le proprietà e gli edifici furono utilizzati dal 1905 al 1962 come colonia per i dipendenti prima della SADE (Società Adriatica di Elettricità), poi dell’ENEL (Ente nazionale per l’energia elettrica) e quindi destinati ad altri usi.
Per diversi decenni, fino all’inizio degli anni Ottanta del XX secolo, accanto al complesso alberghiero fu creato uno stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua Vena d’oro e di una linea di bevande gasate che sviluppò un discreto fatturato nell’area del Triveneto.
Il marchio Vena d’oro ora è di proprietà di una azienda italiana della grande distribuzione che commercializza le bevande Vena d’oro nei suoi punti vendita.
Ora gli edifici e il parco del vecchio istituto idroterapico fanno parte dei luoghi del cuore del FAI. Si spera che possano essere valorizzati per farli ritornare agli antichi splendori.
Paolo Doglioni
- Quello che nulla può curare, la Vena d’oro cura… ↩︎


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