Il mio italiano… quotidiano

Raffaele De Rosa | 08 febbraio 2025 alle 05:49 | 0 commenti

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Nel numero di dicembre 2021 (pag. 18-19) della nostra rivista, Simone Tormen ha presentato molto bene i risultati di uno studio sullo stato della lingua italiana in Svizzera. Ma come può essere la realtà quotidiana delle persone che vivono nella Svizzera tedesca? Ecco alcuni piccoli esempi di come la nostra lingua viene percepita a certe latitudini.

Al mattino presto aspetto l’autobus che mi porta in centro. Alla fermata incontro Donato, il mio vicino di casa, un giurista lucano che, come me, è arrivato in Svizzera in età adulta. Parliamo di varie cose. L’autobus si ferma, saliamo e prendiamo posto sui sedili appena dietro al conducente. La nostra chiacchierata continua a bassa voce. Nell’autobus si sentono altre lingue come il serbo-croato, l’albanese, l’arabo, il turco, il tamil, lo svizzero tedesco, lo spagnolo o l’inglese.

Arrivati alla stazione, poco prima di scendere, sentiamo una voce al microfono che ci augura in italiano arrivederci e buona giornata. È la voce dell’autista. Sento alcuni passeggeri rispondere… in italiano. Mi giro verso l’autista e vedo che si tratta di Pino, figlio di immigrati siciliani. Sorrido e lo saluto con la mano. Saluto anche Donato e mi avvio verso l’istituto dove insegno.

Passo davanti al panificio dove vendono ottime ciabatte con le olive. A fianco c’è un negozio di specialità gastronomiche che ha esposto un cartello con le offerte del giorno: panettone, salame al tartufo, lasagne, burrata e mozzarella di bufala. In vetrina si vedono anche bottiglie di prosecco veneto, primitivo salentino e spumante piemontese.

Prima di iniziare le mie lezioni devo passare al supermercato per fare alcune spese. Osservo le etichette dei prodotti. Sono scritte nelle tre lingue nazionali. L’italiano è un po’ strano. Ci sono i biscotti Discoletti (Spitzbuben) o Milanesini (Mailänderli). Vendono anche burro per arrostire svizzeri (Schweizer Kochbutter). Chissà a che cosa pensava il traduttore dell’etichetta? L’italiano nella Svizzera tedesca è effettivamente caratterizzato anche da tantissime devianze piuttosto divertenti. Per esempio, nei menù delle pizzerie pseudo-italiane si possono leggere pene ala rabiata, tordelini, pizza margeritha, spageti alla polonaise, capucino, ecc.

A lezione il mio studente Andreas mi regala un’edizione tascabile della Divina Commedia edita a Venezia nel 1823. Alfred, svizzero di origine friulana, mi parla con entusiasmo del suo ultimo viaggio nell’Italia meridionale. Manuela è appena tornata da una visita ai suoi parenti in Veneto dove ha mangiato polenta e schiz. Le ore passano veloci. Il vocabolario di base nella nostra lingua in possesso di uno svizzero tedesco può raggiungere diverse centinaia di parole prevalentemente di carattere gastronomico, ma anche collegate con la musica e la moda. Bisogna migliorare la coniugazione dei verbi e l’uso delle preposizioni, ma questa è un’altra storia.

Faccio una pausa con il collega Daniele, livornese, e andiamo al Caffè Spettacolo, vicino alla pizzeria Casanova e al ristorante Dolce vita, dove ci beviamo un espresso e mangiamo un cornetto. La barista ha un accento spagnolo-sudamericano, il cameriere è portoghese. Incontro anche la signora Yacubian, armena, e la signora Antic, croata, che molti anni fa hanno imparato la nostra lingua nella fabbrica tessile della città insieme ad altre donne italiane… siciliane, pugliesi e venete.

Dopo la pausa prendo il treno per andare in un’altra città. Ascolto con la cuffietta i programmi di Radio Rai o della RSI. Osservo gli avvisi nella carrozza o nelle stazioni: vietato attraversare i binari, controllore, biglietto, multa, ecc. L’italiano è l’ultima lingua dall’alto verso il basso, ma esiste.

Verso il tardo pomeriggio torno a casa e vengo accolto da come è andata? In italiano.
Ecco una tipica giornata con la cosiddetta lingua di Dante nella Svizzera tedesca.

Raffaele De Rosa

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