In ogni grande città o piccola borgata esiste il negozio di parrucchiere o il barbiere di fiducia, dove ognuno di noi si reca per sistemare “trucco e parrucco”, cercando possibilmente di essere all’ultima moda.
Pensiamo ora di immergerci per un momento tra i vicoli affollati dell’Antica Roma, in un giorno qualsiasi del 130 d.C., quando l’Impero Romano era governato dall’imperatore Adriano. Tra una taberna e l’altra, ci imbattiamo in una tonstrina, ossia l’antica bottega del barbiere.
Proviamo assieme a dare uno sguardo all’interno della bottega. Tutto attorno alle pareti della stanza ci sono delle panchine, dove siedono gli uomini in attesa del proprio turno. Al centro c’è invece un singolo sgabello; vi siede un uomo distinto che porta attorno alle spalle e sul busto una salvietta, proprio come accade oggi, per proteggere gli abiti dai ciuffi di capelli e dai peli di barba tagliati. Il barbiere sta procedendo con la sistemazione della barba. La rasatura della barba nel mondo antico non era un momento piacevole per l’uomo, poiché si rischiavano tagli e talora anche sfregi. L’unica sostanza che si passava sul volto prima della lama del rasoio era l’acqua e gli incidenti erano all’ordine del giorno. Contro piccoli tagli, Plinio il Vecchio riferiva di utilizzare tele di ragno bagnate nell’olio e nell’aceto. Il barbiere, nel nostro caso, sta facendo un lavoro egregio, seguendo la moda in voga all’epoca: la moda di Adriano.
La moda di portare barba e capelli nel mondo romano cambiava a seconda dei gusti delle persone più in vista dell’epoca e gli Imperatori erano delle vere e proprie icone di stile. La barba, quindi, subì sorti diverse a seconda dei periodi.
Nel mondo antico la barba venne percepita sia come segno di maturità, saggezza e potere, sia come sintomo di inciviltà. Plinio, per esempio, ricorda come Scipione l’Africano fosse stato uno dei primi a farsi radere, divenendo ben presto imitato, anche in qualità di eroe, vincitore sui Cartaginesi. Non a caso, i Cartaginesi erano barbuti, mentre i Romani no. Allo stesso modo, anche Cesare si radeva ogni mattina e così Augusto e i suoi successori, Tiberio e Claudio, ma non Nerone.
Vespasiano si radeva, così come il figlio Tito e a seguire Domiziano e Nerva. Durante il regno di Traiano, gli uomini imitavano l’Imperatore portando i capelli pettinati in avanti e tagliati corti sulla fronte e la rasatura era obbligatoria, a meno che non si fosse soldati o filosofi.
Fu sotto Adriano che la barba ritornò in auge, probabilmente per nascondere una cicatrice che l’Imperatore aveva sul volto. La barba divenne poi prerogativa di Antonino Pio, Lucio Vero, Marco Aurelio, Settimio Severo e Caracalla.
I ritratti degli Imperatori che vediamo nei musei o nelle facce delle antiche monete sono la testimonianza del cambiamento di tendenza iniziato da Adriano e continuato dagli Antonini e dai Severi. I busti mostrano questi Imperatori con barba e capelli arricciati e inanellati in voluminosi boccoli, che incorniciavano il viso.
Potrebbe stupire, ma gli uomini si sottoponevano a diversi rituali di cosmetica che si spingevano ben oltre la moda della barba. L’uso delle pinzette per sistemare le sopracciglia e la depilazione era accompagnato dall’impiego di cerette, tanto che Svetonio ci racconta come anche Cesare si depilasse e Augusto passasse sulle gambe dei gusci di noci roventi per far ricrescere una peluria più morbida.
L’attenzione rivolta ai capelli non era minore. Seneca ricorda che i giovani patrizi passavano ore a disquisire sulla posizione di un ricciolo e sopportavano più il disordine nello Stato che nella loro capigliatura.
Con l’avanzare dell’età, però, i problemi per gli Antichi Romani si facevano sentire, proprio come oggi. Ecco quindi le tinture nere per coprire i capelli bianchi o le lozioni magiche contro la calvizie, o ancora, i cosiddetti “riporti” per celare stempiature o zone con pochi capelli, tanto cari a Cesare.
Sara Balcon



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