Immaginate di trovarvi a girovagare per Luxor, in Egitto, 2500 anni fa. Camminando tra le viuzze, accidentalmente urtate una donna che, insieme ad un uomo, forse il marito, si è fermata di fronte alla bancarella di un venditore di oggetti porta fortuna. L’urto fa cadere dalle mani della donna l’amuleto che stava osservando. Nel chiederle scusa, vi chinate per raccogliere il prezioso talismano che ha la forma di un piede. Una cosa però vi colpisce…. Dalla lunga veste bianca spunta il tipico sandalo di corda, calzato da un piede con una raffinatissima protesi di alluce realizzata in legno.
Ecco spiegata la necessità di acquistare alla bancarella un porta-fortuna a forma di piede: la donna aveva subito l’amputazione dell’alluce del piede destro, che era stato sostituito da una protesi.
Proprio questo è l’alluce artificiale che oggi è conservato al Museo del Cairo e che trova un confronto in una protesi del British Museum.
L’alluce artificiale conservato al Cairo è stato rinvenuto ancora indossato da una mummia di una donna, non a caso, proprio come quella della nostra storia.
Ma tali protesi funzionavano realmente? Questa è la domanda che si è posta la dottoressa Jacqueline Finch del Dipartimento di egittologia biomedica dell’Università di Manchester. La risposta strabiliante è che queste protesi potevano essere regolarmente utilizzate nella vita quotidiana. Per valutare il comportamento delle protesi, la studiosa ha fatto indossare delle fedelissime copie degli arti artificiali a due volontari ai quali era stato amputato l’alluce del piede destro. I test effettuati hanno permesso di constatare come la deambulazione, grazie alla protesi, fosse molto facilitata. Inoltre, migliore era la distribuzione della pressione sotto la pianta del piede se si considera, infatti, che, nell’atto di camminare, l’alluce, da solo, è in grado di sostenere circa il 40% del peso umano, svolgendo quindi un ruolo indispensabile.
Risale dunque all’Egitto del VI secolo a.C. la prima protesi ortopedica funzionale nota sino ad oggi, che testimonia l’elevata maestria e le conoscenze di biomeccanica e di anatomia in possesso degli Antichi.
(da Finch 2011, p. 549)



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