Uno dei pregiudizi più diffusi sugli abitanti del Nordest è quello che riguarda il grande consumo di bevande alcoliche che va dalle semplici ombre di vino, bevute spesso già al mattino presto… per colazione, e termina con gli aperitivi a base di spritz con olive e patatine nel tardo pomeriggio o in prima serata… magari prima di un paio di bicchieri di vino da bere durante la cena. Il tutto può essere anche inframmezzato nel corso della giornata da vari prosecchini e birrette da bere, da soli e in compagnia, al bar, all’osteria, in un bacaro veneziano o in un pub pseudo-britannico. E non dimentichiamo poi la grappa, cioè la graspa/sgnapa.
L’ombra, lo spritz, il prosecchino, la birretta, la sgnapa sono tutti liquidi che bisogna bere… trincàr… con varie attitudini. Tutto dipende dal tasso alcolemico che si vuole raggiungere. Nel sito http://www.linguaveneta.net/strumenti/traduttore/ scopro che trincàr significa “bere molto”.
Fin da bambino ho sempre sentito parole come sgnapa e trincàr. Una volta, in certe zone della nostra provincia, i bambini bevevano regolarmente una tazza di latte caldo con un goccio, più o meno abbondante di grappa, per affrontare meglio i rigori dell’inverno. Lascio immaginare gli effetti collaterali di questa pratica…
Poi mi sono trasferito in un Paese di lingua tedesca e ho scoperto che qui esistono le parole Schnaps e trinken. Il gespritzter Wein, invece, è il vino bianco allungato con uno spruzzo di acqua frizzante. Nel Dizionario etimologico della lingua italiana 5 di Manlio Cortellazzo e Paolo Zolli (DELI 5, pag. 1259) scopro che il verbo spruzzare è di antica origine longobarda (spruzzan) ed è quindi etimologicamente imparentato con tedesco spritzen (cfr. Wolfgang Pfeifer, Etymologisches Wörterbuch des Deutschen, EWD, pag. 1334). Chiare corrispondenze etimologiche tra i dialetti veneti e il mondo di lingua tedesca sono presenti anche in Schnaps/sgnapa e trinken/trincàr. In tedesco Schnaps “acquavite” è attestato a partire dal XVIII secolo e deriva dal verbo onomatopeico schnappen “schioccare con la lingua/bocca” (cfr. EWD, pag. 1227-1228), un gesto che si può effettivamente fare quando si beve un bicchierino di buona grappa. Mi immagino un soldato austriaco, avventore di un’osteria veneta, che sorseggia rumorosamente e abbondantemente questo alcolico, trasmettendo questa parola alla clientela locale insieme a trinken “bere”, trasformato regolarmente in trincàr(e). Interessante, in questo senso, è segnalare l’uso del suffisso -ar(e) per integrare verbi stranieri in italiano/veneto ampiamente presente ancora oggi con i verbi inglesi (cfr. per esempio cliccare < to click, beggiare < to badge, scannare < to scan, spoilerare < to spoil). Nulla di nuovo, dunque.
Perché ho voluto fare queste piccole divagazioni etimologiche? Volevo dimostrare che le interferenze sono presenti anche nelle varietà linguistiche che, ideologicamente, si vorrebbe considerare “pure” e che, con un piccolo sforzo scientifico, si potrebbero inserire certe informazioni, possibilmente citando le fonti, anche in un sito che porta orgogliosamente il logo del Leone di San Marco.
Raffaele De Rosa (nella foto)


0 commenti