Una serata intensa dedicata alla memoria, alle radici e alla proiezione internazionale del territorio bellunese. Sabato 17 ottobre, la sala teatro del Centro Giovanni XXIII di Belluno ha ospitato lo spettacolo musicale ad ingresso libero «Voci e radici: un viaggio lungo sessant’anni», organizzato per celebrare i sei decenni di attività dell’Associazione Bellunesi nel Mondo (Abm).
L’evento, condotto da Dino Bridda, si è sviluppato attraverso l’intreccio tra narrazione storica e canti della tradizione alpina, eseguiti dal Coro Monte Coppolo di Lamon e dal Coro Comelico di Santo Stefano di Cadore. Una coincidenza significativa ha unito le due corali maschili all’Abm: tutte e tre le istituzioni sono state fondate nel 1966 e festeggiano quest’anno il sessantesimo anniversario di fondazione.
Nel corso della serata sono intervenuti il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, che ha espresso il proprio ringraziamento all’Abm per l’impegno profuso nel corso degli anni, e la consigliera regionale Silvia Calligaro, la quale ha sottolineato l’importanza economica e culturale delle comunità venete all’estero. Sono stati inoltre letti i messaggi di augurio inviati dagli assessori regionali Dario Bond e Francesco Zecchinato e dal presidente del Consiglio Regionale Luca Zaia.
Il discorso del presidente Oscar De Bona: analisi e passaggi chiave
Il momento centrale dell’appuntamento è stato firmato dall’intervento del presidente dell’Abm, Oscar De Bona, che ha ripercorso il significato profondo dei sei decenni di vita dell’associazione.
De Bona ha aperto il suo intervento sottolineando come il sessantesimo non rappresenti una semplice ricorrenza formale, bensì un patrimonio umano condiviso:
«Sessant’anni non sono soltanto un numero da incidere su una targa commemorativa o da archiviare nei verbali dell’Associazione. Sessant’anni sono una storia viva, pulsante, fatta di volti segnati dal sacrificio, di valigie di cartone cariche di speranza e di sogni straordinari realizzati in ogni angolo del pianeta».
Nel prosieguo del discorso, il presidente ha rievocato il contesto storico del 1966, ricordando le origini del fenomeno migratorio bellunese e la funzione sociale per cui l’associazione è nata:
«Quando nel 1966 i nostri lungimiranti fondatori diedero vita all’Associazione Bellunesi nel Mondo, la provincia di Belluno era una terra ferita, che vedeva continuamente partire i propri figli… L’Abm è nata allora proprio per rispondere a un bisogno primario e deeply umano: non far sentire solo nessuno».
Attraverso questo passaggio, viene ribadita la vocazione originaria dell’Abm come rete di supporto morale e pratico per chi lasciava le vallate dolomitiche verso i cantieri europei o i continenti extraeuropei.
Un ampio spazio è stato quindi dedicato all’evoluzione operativa dell’Abm, diventata nel tempo un vero e proprio ecosistema informativo e culturale. De Bona ha richiamato la storicità della rivista cartacea «Bellunesi nel mondo», il successo della testata digitale Bellunesinelmondo.info — capace di superare il milione di visitatori nei primi dieci mesi del 2026 —, oltre alle iniziative di Radio Abm, del social network Bellunoradici.net, della Biblioteca «Dino Buzzati», del Centro Studi «Aletheia», della piattaforma Accademiabm.it e del Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV).
Infine, lo sguardo si è spostato sulle sfide contemporanee del territorio bellunese, legate allo spopolamento e alla mobilità giovanile:
«La provincia di Belluno oggi affronta sfide epocali: dallo spopolamento delle terre alte alla necessità di trattenere e attrarre giovani, idee e risorse. In questo scenario, i nostri emigrati di ieri e i nostri giovani che oggi scelgono l’estero non sono una perdita a fondo perduto o un capitolo chiuso della nostra storia. Sono i nostri ambasciatori nel mondo e, al tempo stesso, un ponte strategico di inestimabile valore per far ritornare nel Bellunese e nel Veneto competenze, relazioni internazionali, progetti e innovazione».
Con questa riflessione, la leadership dell’Abm individua nella diaspora bellunese una risorsa dinamica per lo sviluppo futuro, superando la pura dimensione nostalgica e proponendo un modello di ritorno delle competenze.
L’iniziativa ha registrato un’ampia partecipazione anche a distanza: la diretta streaming dell’evento ha infatti conteggiato oltre 400 collegamenti da diverse nazioni e continenti, confermando la capillarità della comunità bellunese nel mondo.








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