A Belluno il convegno per il 60° anniversario dell’Abm traccia un ponte tra la memoria storica dei flussi migratori e le dinamiche della nuova mobilità giovanile e familiare.
«Identità plurale», la costante e vincente «fluidità» dell’Associazione Bellunesi nel Mondo e il grande progetto per la creazione di una Fondazione partecipata per il Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV). Sono questi i capisaldi emersi questa mattina, sabato 17 ottobre 2026, a Belluno, nella cornice di Sala “Muccin”, in occasione del convegno intitolato «Oltre i confini. Radici profonde, nuovi orizzonti della mobilità».
In un’epoca segnata da dibattiti sempre più rigidi sull’identità intesa in senso assoluto, dal capoluogo dolomitico si leva una visione differente: l’identità plurale come fattore di crescita, dialogo e apertura verso l’esterno. È proprio questa pluralità ad aver guidato l’Associazione Bellunesi nel Mondo nei suoi primi sessant’anni di storia. Un’organizzazione che non si è mai fossilizzata, sapendo dare voce non solo alle storie di successo straordinario, ma a tutte le sfaccettature della vita emigrata, mantenendo una dinamicità e una freschezza che rappresentano tuttora la sua vera chiave di successo.
Memoria, giovani e istituzioni
Promosso dall’Abm con il sostegno della Regione Veneto e il patrocinio della Provincia di Belluno, il convegno ha voluto mettere a confronto la ricca eredità dell’emigrazione storica con le sfide attuali della mobilità giovanile e delle famiglie italiane nel mondo. Ad ascoltare gli interventi vi era una platea folta e partecipe, arricchita dalla presenza degli studenti dei licei “Renier” e “Lollino”, a testimonianza del forte desiderio di coinvolgere le nuove generazioni.
La mattinata si è aperta con un momento di profonda commozione: un minuto di silenzio per commemorare le giovani vittime della tragica sparatoria avvenuta pochi giorni fa in una scuola elementare a Bend (Oregon, USA), città gemellata con il Comune di Belluno.
Nel corso dei saluti istituzionali, l’assessore alla Cultura del Comune di Belluno, Raffaele Addamiano, ha espresso la gratitudine della città per sei decenni di impegno costante: «L’Abm ha radici solide che non vanno dimenticate. È una realtà attiva su molteplici fronti: dalla cultura alla storia dell’emigrazione, dalla tutela dei nostri conterranei nel mondo alla promozione del territorio».
Un’analisi condivisa dal presidente della Provincia di Belluno, Marco Staunovo Polacco, che ha ricordato le origini del fenomeno migratorio: «Si partiva in massa per via della grande povertà e i bellunesi hanno saputo fare grandi cose nel mondo, sempre supportati dall’Abm. Oggi, pur non mancando il lavoro nel nostro territorio, assistiamo alla partenza di molti giovani in cerca di opportunità che il Paese non riesce ad offrire. Dobbiamo attivarci affinché queste prospettive possano essere trovate qui».
A rimarcare l’urgenza di contrastare lo spopolamento è stato anche il consigliere regionale Alessandro Del Bianco: «Un tempo a partire erano giovani che fuggivano dalla miseria. Oggi il nostro territorio affronta un forte invecchiamento demografico e un continuo spopolamento. Serve un gioco di squadra immediato per invertire la rotta, sostenendo realtà preziose come l’Abm che lavorano per il bene dell’intera comunità».
Dalle testimonianze globali all’analisi accademica
I lavori, moderati dal giornalista Nicola Maccagnan, sono stati aperti dalla proiezione di un video-messaggio collettivo giunto da bellunesi di ogni età residenti in Canada, Stati Uniti, Brasile, Spagna, Olanda, Regno Unito, Croazia, Svizzera e Italia. Tra auguri affettuosi e ricordi, è emersa la forte nostalgia per le montagne dolomitiche, viste da lontano come un patrimonio unico e irripetibile.
Il primo intervento accademico è stato firmato da Toni Ricciardi, storico delle migrazioni all’Università di Ginevra, che ha tracciato l’inquadramento storico ed economico dei flussi europei e italiani dal secondo dopoguerra ad oggi. Ricciardi si è soffermato sul concetto di identità plurale, lodando l’Abm per aver dato spazio alla “normalità” di tantissimi percorsi di vita e per la scelta lungimirante di rinnovarsi continuamente, investendo in uno staff giovane e dinamico.
Successivamente, la giornalista e saggista Eleonora Voltolina (fondatrice de La Repubblica degli Stagisti) ha presentato il volume «Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo». Voltolina ha messo in luce una differenza sostanziale tra ieri e oggi: se da un lato i giovani attuali godono di maggiore facilità negli spostamenti e nelle comunicazioni, dall’altro soffrono di una spiccata “solitudine comunitaria”. Mentre nell’emigrazione storica il legame di gruppo tra conterranei era fortissimo, oggi chi espatria si trova spesso ad affrontare contesti sociali più individualizzati.
I collegamenti internazionali: multilinguismo ed esperienza elvetica
In collegamento dalla Svizzera sono intervenuti due relatori d’eccezione. L’architetto Luca Deon, esponente della comunità bellunese in terra elvetica, ha portato la propria testimonianza di figlio di emigrati: «In Svizzera venivo visto come l’italiano, in Italia come lo svizzero. Ma l’appartenenza a entrambe le culture è stata un grande arricchimento personale, così come gli italiani, e nel nostro caso i belluensi, hanno profondamente arricchito la società svizzera con la loro dedizione al lavoro».
Il linguista e ricercatore Raffaele De Rosa si è invece concentrato sulla tutela della lingua madre e dei dialetti come patrimonio immateriale. De Rosa ha condiviso un aneddoto personale: diventato padre a 21 anni a Sciaffusa, continuò a parlare italiano al figlio nonostante il contrario gli fosse stato caldamente raccomandato dall’asilo locale. Oggi, a distanza di anni, la sua famiglia vive pienamente una ricca dimensione multilingue (italiano, tedesco, inglese, francese e portoghese), perfetta dimostrazione pratica di come l’identità plurale rappresenti una risorsa in un mondo globale.
Un nuovo inizio: la proposta di legge per le scuole e la Fondazione MEV
In chiusura, il presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona, ha lanciato due proposte incisive. La prima riguarda l’istruzione: «La storia dell’emigrazione non deve più essere una scelta opzionale affidata alla buona volontà dei singoli docenti, ma deve diventare una materia di studio obbligatoria nelle scuole. Migrare è una condizione umana e fa parte del nostro DNA immateriale». De Bona ha quindi invitato i giovani presenti a scoprire la sede dell’associazione, con la sua ricca biblioteca specializzata, Radio ABM, il Centro studi “Aletheia” e il MEV.
Infine, il presidente ha annunciato la nuova grande sfida istituzionale: l’avvio del percorso per la creazione di una Fondazione partecipata del MEV – Museo dell’Emigrazione Veneta.
«Se il nostro 60° anniversario rappresenta un traguardo importante, deve essere soprattutto un nuovo punto di partenza», ha concluso De Bona, rivolgendo un sentito ringraziamento allo staff, al direttivo, al comitato di redazione della rivista “Bellunesi nel mondo” e ai tanti volontari. «Con questa Fondazione chiediamo il sostegno e il coinvolgimento diretto della Provincia di Belluno, della Regione Veneto e del Ministero della Cultura per costruire le nuove fondamenta di un centro di riferimento di rilevanza nazionale. Capacità, competenze ed entusiasmo non ci mancano. Buon compleanno, Associazione Bellunesi nel Mondo!».











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