Guerra nel Golfo, in Veneto rincari energetici per quasi 2,9 miliardi

Marco Crepaz | 26 luglio 2026 alle 16:04 | 0 commenti

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Secondo la CGIA di Mestre, la regione è la terza più colpita d’Italia dagli aumenti di carburanti, elettricità e gas legati al conflitto

A cinque mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico, iniziata il 28 febbraio 2026, l’Ufficio studi della CGIA di Mestre stima che nel 2026 il Veneto dovrà sostenere quasi 2,9 miliardi di euro di costi aggiuntivi per carburanti, elettricità e gas, con un incremento del 15,8% rispetto al 2025. La regione si colloca al terzo posto in Italia per l’entità del rincaro, dietro Lombardia ed Emilia-Romagna.

LA RIPARTIZIONE DEI COSTI IN VENETO

Il rincaro più consistente riguarda i carburanti: la CGIA stima per il Veneto una spesa aggiuntiva di 1,27 miliardi di euro per benzina e diesel, pari a un incremento del 20,6% rispetto al 2025. Seguono l’energia elettrica, con un aggravio di poco superiore al miliardo di euro (+12,8%), e il gas, con 611 milioni di euro in più (+14,7%).

IL CONFRONTO CON LE ALTRE REGIONI

Nella graduatoria nazionale per impatto assoluto, il Veneto si posiziona subito dopo la Lombardia, che dovrà affrontare un aggravio di 5,4 miliardi di euro (+15,1%), e l’Emilia-Romagna, con 3 miliardi in più (+16,1%). Le tre regioni, insieme, concentrano una parte rilevante dell’aumento complessivo stimato a livello nazionale in quasi 29 miliardi di euro, riflettendo il peso economico e la vocazione manifatturiera e commerciale dei rispettivi territori.

L’ANDAMENTO DEI PREZZI

A livello nazionale, rispetto all’ultima settimana di febbraio il prezzo dell’energia elettrica sulla borsa energetica è cresciuto del 51,2%, passando da 106,7 a 161,2 euro al MWh, mentre il gas è salito del 76,1%, da 32,4 a 57 euro al MWh. Sul fronte dei carburanti, nell’ultima settimana rilevata la benzina in modalità self-service si attestava a 1,91 euro al litro (+14,4% rispetto al periodo pre-conflitto) e il diesel a 2,04 euro al litro (+18,5%).

GLI INTERVENTI DEL GOVERNO

Dall’inizio dell’attacco statunitense all’Iran, il Governo Meloni ha stanziato complessivamente 7 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese: 5 miliardi per attenuare i rincari di luce e gas e 2 miliardi per il taglio delle accise su benzina e diesel. Una cifra che, secondo la CGIA, copre solo un quarto dei 29 miliardi di aggravio complessivo stimato a livello nazionale. Per questo il Governo starebbe valutando un nuovo stanziamento di altri 7 miliardi di euro entro l’autunno, un’operazione condizionata al riconoscimento da parte del Consiglio Europeo di una clausola di salvaguardia per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil.

IL CONFRONTO CON LA CRISI DEL 2022

La CGIA sottolinea come l’Unione Europea non abbia finora adottato le misure messe in campo dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando tra il 2022 e il 2023 Bruxelles autorizzò la riduzione dell’Iva sulle bollette, introdusse un tetto al prezzo del gas e consentì l’applicazione di un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle multinazionali dell’energia. Resta inoltre irrisolto il tema del disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, misura ritenuta necessaria per rendere il mercato meno esposto a shock di questa portata.

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