L’incarnazione, che la Chiesa contempla nel Natale, appare nelle letture odierne come un filo che unisce Antico e Nuovo Testamento: la Sapienza di Dio viene a dimorare in mezzo al suo popolo, inviata da Dio: “Fissa la tenda in Giacobbe prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti”. La Sapienza è immagine del Verbo, del Logos – termine greco che designa insieme la parola e il progetto di Dio – generato fin dall’eternità e destinato a regnare in eterno: “Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno”.
Il Vangelo di Giovanni nel prologo riprende dal testo del Siracide il tema della tenda di Dio tra gli uomini e descrive l’ingresso nel mondo del Verbo come luce vera che splende fra le tenebre. Dunque nel mondo non regna il caos; non è vero, come sosteneva oltre quarant’anni fa il biologo francese Jacques Monod, che tutto sarebbe iniziato con il caso per approdare poi alla necessità delle leggi fisiche. C’è un progetto di Dio dentro la storia e nella vita dell’uomo, che apre la porta alla speranza; quando la realtà sembra negare questo progetto dinanzi alla follia del male e del peccato, Dio manifesta il suo disegno mandando il suo Figlio nel mondo. “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”.
La venuta nel mondo del Salvatore è il compimento della promessa di Dio e delle attese dei profeti nella forma dell’abbassamento del Verbo, che assume il peso del peccato e la fragilità umana per riscattarla dall’interno e offrire a chi lo accoglie un privilegio inimmaginabile: “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”. Certo non si tratta di un potere secondo la mentalità del mondo, ma di una partecipazione alla figliolanza divina di Gesù, Figlio unigenito del Padre, e alla sua regalità, che è servizio.
Questo tempo di Natale ci offre un’opportunità preziosa: siamo invitati a leggere i segni dell’intervento di Dio nella storia per corrispondervi con fede. E’ciò che hanno fatto i pastori, i quali hanno accolto l’invito degli angeli e sono corsi senza indugio ad adorare il Bambino, o i Magi, che hanno seguito il richiamo della stella fino a Betlehem. E’questo il punto dal quale tutto può ricominciare.




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