«Chi è il mio prossimo?». La parabola del Buon Samaritano e la via della compassione

Francesco D Alfonso diacono | 11 luglio 2025 alle 18:11 | 0 commenti

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Domenica XV – T.O. – C

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37).

In quel tempo [25] un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». [26] Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». [27] Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». [28]E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

 [29] Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». [30] Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. [31] Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. [32] Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [33] Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. [34] Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. [35] Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. [36] Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». [37] Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso».


La domanda con la quale inizia il brano evangelico di questa domenica, posta da un dottore della Legge, non è sincera, perché mira a mettere alla prova Gesù, ma in realtà potrebbe diventare l’espressione di una intenzione profonda e autentica di ogni discepolo, soprattutto tenendo conto del contesto nel quale la parabola del buon Samaritano è inserita, dopo che Gesù ha ringraziato il Padre per aver rivelato ai piccoli le cose del Regno.

Davvero è fondamentale comprendere chi sono i piccoli dinanzi a Dio e dunque che cosa si deve fare per avere la vita eterna. Gesù chiede all’interlocutore che cosa trova scritto nella Legge ed egli risponde citando i comandamenti dell’amore verso Dio e verso il prossimo. Gesù gli disse. “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. L’altro pone allora la domanda-alibi: “E chi è il mio prossimo?” La risposta di Gesù è la parabola del buon Samaritano, nella quale rovescia la prospettiva posta dal dottore della Legge e mostra non tanto chi sia il prossimo, ma chi è capace di farsi prossimo: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto”. Passarono di lì persone ragguardevoli, un sacerdote e un levita, conoscitori della Legge e funzionari del culto, ma non si fermarono. Passò anche un Samaritano, cioè uno straniero e un pagano secondo la mentalità ebraica di allora, che lo vide e ne ebbe compassione, si prese cura di lui e poi lo affidò ad un albergatore prima di proseguire il viaggio. Gesù chiede allora all’interlocutore: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?” L’altro risponde: “Chi ha avuto compassione di lui”. E Gesù: “Va’ e anche tu fa’ così”.

La parabola racconta un possibile fatto di cronaca piuttosto frequente in quella zona: chi ancora oggi da Gerusalemme percorre la strada che scende verso Gerico – vi è un dislivello di circa mille metri tra Gerusalemme e la regione del Mar Morto – attraversa un territorio desertico, dove non è difficile immaginare insidie e incontri spiacevoli. Ma Gesù trasforma il fatto di cronaca in una occasione di grazia: non c’è fatto o situazione della vita, per quanto doloroso, nel quale non possa mostrarsi la potenza di Dio come potenza d’amore e di vicinanza all’uomo, attraverso chi sa farsi prossimo, chi sa guardare cioè con gli occhi di Dio, chi prova compassione per la sofferenza dell’altro e decide di non passare oltre, perché l’altro non è estraneo, bensì fratello, persona di cui aver cura. Quanti sono gli uomini e le donne e i bambini, di qualunque condizione o provenienza, vittime dell’ingiustizia o dell’indifferenza sulle strade del mondo! Gesù inizia la parabola con quella parola: “Un uomo”, proprio per allargare all’intera umanità la condizione di prossimità, che per Israele era limitata al popolo eletto e a chi, pur straniero, dimorava in esso.

Papa Francesco parlava spesso di “globalizzazione dell’indifferenza” per indicare una condizione spirituale nella quale rischiamo di cadere tutti per l’assuefazione al male e per il prevalere dell’egoismo, per la ricerca di un benessere individuale e puramente materiale. Anche noi a volte siamo tentati di porre la domanda-alibi del dottore della Legge del brano lucano: “E chi è il mio prossimo?” Certamente oggi può essere impegnativo assumersi delle responsabilità in situazioni di sofferenza complesse e apparentemente senza soluzione, in un mondo divenuto ormai da tempo villaggio globale. A volte preferiremmo non vedere e non sapere. Ma anche oggi vale l’esortazione di Gesù: “Va’ e anche tu fa’ così”. Anche oggi siamo chiamati a vedere e ad avere compassione, a renderci vicini per fasciare le ferite e prenderci cura gli uni degli altri. Sarà la fantasia dell’amore ad affinare il discernimento sulle modalità più adeguate della prossimità, come singoli e come comunità. Resta l’affermazione chiara e forte che l’amore per Dio e per i fratelli è la condizione per avere la vita. E Dio ha posto la legge dell’amore nel cuore dell’uomo, perché l’uomo la riconosca e la metta in pratica.

La vita del discepolo diventa allora imitazione del Maestro: Gesù stesso è il buon Samaritano che si fa prossimo di ciascuno che, sulla via di Gerico, attende la salvezza. Ed è lui che ci dona la possibilità di imitarlo nel momento stesso in cui ce lo chiede, perché è presente in noi per mezzo del suo Spirito. 

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