Il punto di non ritorno

Raffaele De Rosa | 22 marzo 2025 alle 15:29 | 0 commenti

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A un certo punto ci si accorge che non si può più tornare indietro e bisogna solo andare avanti. Questo è possibile anche nell’apprendimento/insegnamento delle lingue.

E così in tutti i manuali di italiano per stranieri, in genere nelle unità centrali a livello B1 e soprattutto a livello B2, arriva il momento del congiuntivo e della crisi esistenziale degli studenti che vogliono imparare la nostra lingua. A differenza dell’indicativo che esprime i fatti come sono nella realtà, il congiuntivo serve per esprimere una possibilità, un’incertezza, un dubbio, un desiderio o un augurio.

La descrizione dettagliata dell’uso del congiuntivo la rimando alle apposite grammatiche. A me qui, invece, preme fare alcune considerazioni che condivido anche con i miei studenti. Tutto parte da una domanda che mi è stata posta da uno di loro: quanto serve conoscere il congiuntivo per sopravvivere nella lingua e cultura italiana attuale?

Sulla presunta crisi del congiuntivo e sulla conseguente decadenza della lingua italiana le opinioni sono tantissime. Spesso si tratta delle solite battaglie ideologiche tra i puristi nostalgici, che vorrebbero una lingua aulica e senza devianze dalla norma scritta, e gli scapestrati innovatori, che si disinteressano delle formalità grammaticali e parlano come mangiano.

Personalmente amo il congiuntivo e lo uso anche con una certa frequenza perché credo di avere più dubbi che certezze in quello che dico o scrivo. Però, nell’arco della giornata in situazioni informali, non sono molto sicuro che tutti i miei verbi vengano coniugati al congiuntivo. È possibile, quindi, che una frase come “se lo avessi saputo, sarei venuto” si trasformi in “se lo sapevo, venivo”. È più comodo e si guadagnano millesimi di secondo quando si parla.

L’uso del congiuntivo, per me, è innanzitutto uno stato mentale. Se sono stanco, magari la sera dopo una serie di lezioni, può succedere che a casa dica a mia moglie “penso che è stata una lunga giornata”. È successo e succederà ancora. Orrore!
Per questo motivo non mi scandalizzo quando sento gli sportivi che vengono intervistati a caldo e sbagliano i congiuntivi. Oppure i politici che, nel mezzo di un’accesa battaglia dialettica, non riescono più a coordinare correttamente un periodo ipotetico e fanno un errore grammaticale fatale che rimarrà a imperitura memoria. A proposito: voi preferite una persona che dice stupidaggini in modo formalmente corretto oppure una che dice cose interessanti anche sbagliando qualche congiuntivo?

Ai miei studenti rispondo, quindi, che l’uso del congiuntivo in Italia può essere considerato come una specie di linea di demarcazione tra le persone che si considerano colte e quelle che vengono ritenute ignoranti. È una questione che riguarda prima di tutto gli italiani e non gli stranieri. Però aggiungo che per fare colpo sugli italiani (donne e uomini) l’uso del congiuntivo è importante. Le canzoni italiane sono piene di congiuntivi cantati a squarciagola per l’innamorato o innamorata di turno.
Se bastasse una bella canzone…

Raffaele De Rosa

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