L’Associazione Bellunesi nel Mondo risponde con fermezza alle accuse di presunto sfruttamento diffuse dalla stampa tedesca, difendendo la storia e l’onestà dei lavoratori del settore.
L’Associazione Bellunesi nel Mondo (Abm) prende con forza le distanze da quanto pubblicato dalla testata tedesca Süddeutsche Zeitung in merito al presunto sfruttamento dei lavoratori nelle gelaterie italiane in Germania.
Il presidente dell’Abm, Oscar De Bona, esprime profonda amarezza e ferma opposizione nei confronti di una narrazione che rischia di mettere ingiustamente alla gogna un’intera categoria professionale: «Non si può denigrare un settore storico per colpa di eventuali isolate mele marce. I nostri gelatieri, in particolare quelli provenienti dalle terre bellunesi e trevigiane, nel secondo dopoguerra e negli anni successivi alla tragedia del Vajont hanno portato un contributo straordinario sia all’Italia sia alla stessa Germania attraverso decenni di immane lavoro, sacrifici e dedizione».
De Bona invita inoltre alla trasparenza chiunque abbia sollevato le accuse: «Chi intende denunciare ed esporre determinate situazioni lo faccia a viso aperto, indicando nome, cognome e l’esercizio specifico, consentendo così di avviare le dovute ed eventuali azioni legali nelle sedi preposte. Dispiace fortemente che una testata di tale rilevanza dia spazio a segnalazioni generiche che finiscono per diffamare l’immagine di generazioni di lavoratori. Sono certo che Uniteis, l’associazione di riferimento per i gelatieri italiani in Germania, si attiverà immediatamente a tutela del settore. Da parte nostra massima solidarietà e supporto».
Sulla stessa linea interviene Riccardo Simonetti, presidente della Famiglia Bellunese del Nord Reno-Westfalia, storico circolo dell’Abm in Germania composto prevalentemente da imprenditori del settore: «Se nel passato si possono essere verificati dei ritmi di lavoro serrati, oggi il contesto è completamente diverso. I nostri dipendenti sono tutti regolarmente assunti e le attività sono soggette a controlli costanti che garantiscono la tutela dei loro diritti. Diamo dignità al lavoro delle persone: supportare i propri collaboratori è fondamentale per il benessere della stessa azienda e per la qualità del servizio offerto ai clienti».
Simonetti conclude ribadendo l’invito a utilizzare i canali istituzionali: «Ci sono stati abusi? Chi sostiene di aver subito torti denunci i presunti “padri padroni” alle autorità competenti, non limitandosi ai titoli dei giornali. Definire i lavoratori come “schiavi” e vedere un’immagine che ritrae una dipendente vestita da carcerata su una rivista tedesca suscita profonda tristezza e un grande senso di ingiustizia».




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