Carlo Ginzburg… e la “microstoria”

Samuele Marcon | 04 agosto 2026 alle 16:24 | 0 commenti

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Abbiamo scelto, per questa volta, di dedicare la rubrica “Personaggi e tradizioni locali” alla figura di uno dei più autorevoli storici italiani: Carlo Ginzburg. Il perché è subito detto: con ciò si vuole onorare la memoria di questo studioso, mancato il 17 giugno scorso all’età di 87 anni, che teorizzò il concetto di “microstoria”.

Ma andiamo con ordine. Carlo Ginzburg nacque il 15 aprile 1939 a Torino, figlio dell’intellettuale Leone e della moglie Natalia Levi. Divenuto professore universitario, insegnò in numerosi atenei: dalla Scuola Normale di Pisa, nella quale pure si formò, all’Università di Bologna, da Harvard a Yale, da Princeton a quella della California.

Negli anni Sessanta Ginzburg scovò nell’Archivio dell’arcidiocesi di Udine documenti relativi a un culto pagano diffuso in Friuli tra Cinquecento e Seicento. I membri di questa setta, detti “benandanti”, erano dei guaritori ricercati dall’Inquisizione che li considerava nientemeno che degli eretici. Ne parlò nel suo primo libro, uscito nel 1966 e intitolato I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento, nel quale collegò questo culto locale ad altre simili credenze diffuse in quello stesso periodo nel resto d’Europa.

Si può dire che l’eresia e le culture popolari fossero proprio il suo campo di studio. Infatti, ne trattò pure in un altro suo importante studio, pubblicato nel 1976: Il formaggio e i vermi. In questo importante saggio descrisse i processi che si celebrarono nel Cinquecento contro un mugnaio friulano accusato di sostenere idee eretiche sulla religione e su Gesù Cristo. Soprattutto attraverso questa monografia si capisce l’idea che Ginzburg aveva della storia e cosa fosse, per lui, la “microstoria”: il tentativo, cioè, di ricostruire le vicende storiche attraverso una lente di ingrandimento, concentrandosi su degli episodi minuti, su credenze locali e popolari, su persone che spesso sono state dimenticate o tenute ai margini dalle grandi narrazioni che, al contrario, preferiscono porre l’attenzione unicamente sugli avvenimenti più importanti.

La presente rubrica si propone proprio questo, ovvero di mettere in luce alcuni culti, tradizioni e personaggi della provincia di Belluno, spesso poco conosciuti o che, magari, stanno scomparendo. Infatti, si deve purtroppo riconoscere che i nuovi ritmi della vita moderna, la digitalizzazione, l’urbanizzazione, l’abbattimento delle frontiere ecc., oltre ai benefici che indubbiamente stanno generando, hanno anche causato l’abbandono di alcune tradizioni e ricorrenze tipiche del mondo rurale bellunese che erano, al contrario, assai diffuse e conosciute fino a qualche decennio fa. Da Carlo Ginzburg si deve dunque imparare l’importanza che, nel discorso storiografico più generale, possono avere anche i più piccoli eventi, pur senza l’arroganza di pensare che possano essi stessi da soli costituire una nuova narrazione storiografica.

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