Acqua, a Belluno si disperde il 64% di quella immessa in rete

Redazione | 13 luglio 2026 alle 23:09 | 0 commenti

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Un’analisi dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre colloca il capoluogo dolomitico al decimo posto tra le città italiane con le maggiori perdite idriche. A livello nazionale lo spreco vale 9,8 miliardi di euro l’anno

Nel pieno di un’estate segnata dalla siccità, con un’emergenza idrica che si aggrava di giorno in giorno, l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre ha diffuso un’analisi sulle perdite della rete idrica italiana. Il dato nazionale indica che il 42,4% dell’acqua potabile immessa in rete va dispersa, pari a 157 litri al giorno per abitante. Uno spreco che nel 2022, ultimo anno per cui sono disponibili i dati, ha generato un impatto economico stimato in quasi 10 miliardi di euro.

IL DATO DI BELLUNO

Tra i 109 Comuni capoluogo censiti, Belluno si colloca al decimo posto per incidenza delle perdite, con il 64,2% dell’acqua immessa in rete che non arriva ai rubinetti delle abitazioni. Il dato colloca il capoluogo dolomitico in una posizione critica rispetto alla media nazionale dei Comuni capoluogo, ferma al 35,2%, e ben al di sopra della media regionale del Veneto, pari al 42,2%. In termini assoluti, a Belluno vengono immessi in rete 678 litri d’acqua pro capite al giorno, di cui 435 litri vanno persi.

LA CLASSIFICA NAZIONALE

Le città con più perdite in assoluto sono Potenza, dove non arriva nei rubinetti il 71% di quanto immesso in rete, seguita da Chieti (70,4%), L’Aquila (68,9%), Latina (67,7%) e Cosenza (66,5%). All’estremo opposto, le città più virtuose sono Como, con il 9,2% di dispersione, seguita da Pavia (9,4%), Monza (11%), Pordenone (12,1%) e Lecce (12%).

IL QUADRO REGIONALE

A livello regionale la situazione più critica si registra in Basilicata, dove la dispersione raggiunge il 65,5% di quanto immesso in rete, seguita da Abruzzo (62,5%), Molise (53,9%), Sardegna (52,8%) e Sicilia (51,6%). Le regioni più virtuose sono invece la Lombardia (31,8%), la Valle d’Aosta (29,8%) e l’Emilia Romagna (29,7%). Il Veneto, con il 42,2%, si posiziona in una fascia intermedia, sostanzialmente allineata alla media nazionale.

I COSTI

A fronte dei 3,8 miliardi di metri cubi di acqua persi in Italia nel 2022, la CGIA ha stimato l’impatto economico della dispersione utilizzando il prezzo medio per unità di misura calcolato a livello territoriale da Cittadinanza Attiva. Il costo complessivo nazionale è pari a 9,8 miliardi di euro. Il Veneto si colloca al sesto posto tra le regioni per ammontare delle perdite, con 758 milioni di euro, a fronte di 312 milioni di metri cubi dispersi. Il Lazio guida la classifica con 1,5 miliardi di euro di perdite, seguito da Sicilia e Lombardia, entrambe con poco più di un miliardo.

LE CAUSE

Secondo la CGIA, la dispersione idrica è riconducibile a più fattori: rotture delle condotte, età avanzata degli impianti, aspetti amministrativi legati a errori di misurazione dei contatori e usi non autorizzati. Un ruolo è giocato anche dalla presenza di fontanili nei centri urbani, soprattutto nelle zone di montagna, che può dar luogo a erogazioni considerevoli e di conseguenza a elevate perdite – un fattore che riguarda direttamente anche i territori montani come quello bellunese.

IL PRELIEVO IDRICO NAZIONALE

Il rapporto ricorda inoltre che l’Italia è il Paese con il prelievo idrico più alto dell’Unione europea: nel 2023 il prelievo totale è stato pari a 36,5 miliardi di metri cubi, di cui il 49% destinato all’agricoltura, il 23% agli usi civili, il 18% all’industria e il 10% alla produzione di energia elettrica. Seguono a distanza la Spagna, con poco meno di 33 miliardi di metri cubi, e la Francia, con 26 miliardi.

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