Il corpo di Lasse Pekka Ruuskanen, il base jumper finlandese di 35 anni disperso sulla Busazza dal novembre 2025, è stato individuato e recuperato domenica 1° giugno 2026. L’intervento in parete, lungo e impegnativo, si è concluso quasi al buio, ostacolato per oltre un’ora dalla chiusura improvvisa del cielo.
Il lancio e la scomparsa
L’uomo si era quasi certamente lanciato dalla cima della Busazza nella mattinata di sabato 16 novembre 2025, appassionato di volo in tuta alare. L’allarme era scattato il giorno successivo, quando un amico, non riuscendo a contattarlo da venerdì, aveva segnalato la sua scomparsa. Il furgone del 35enne era stato trovato parcheggiato al Rifugio Capanna Trieste, confermando i timori.
Le ricerche erano partite immediatamente nella notte tra il 17 e il 18 novembre, con perlustrazioni a piedi e sorvoli. Una forte nevicata le aveva però interrotte, ricoprendo le pareti della montagna dai 2.200 metri in su — quota alla quale si attestava la probabile geolocalizzazione del cellulare dell’uomo, confermata in seguito da un sorvolo con apparecchio Recco a circa 2.600 metri.
Mesi di ricerche senza esito
Nei mesi successivi, non appena le condizioni meteorologiche lo consentivano, elicotteri, droni, squadre a piedi ed elitrasportate avevano battuto sistematicamente la zona. Vi avevano partecipato il Soccorso alpino, la Guardia di finanza, i Vigili del fuoco e i Carabinieri. La ricerca si concentrava su un profondo canale verticale, colmo di neve, con numerose asperità e fratture nella roccia: una conformazione che aveva reso impossibile individuare la posizione esatta dell’uomo nonostante i ripetuti passaggi.
In attesa che la parete si liberasse dalla neve, i soccorritori avevano continuato le osservazioni settimanali con droni e binocoli, documentando ogni variazione della parete.
Il ritrovamento e il recupero
La svolta è arrivata domenica mattina. Una squadra composta da un soccorritore del Soccorso alpino di Agordo e uno della Guardia di finanza di Passo Rolle ha sorvolato nuovamente la parete a 2.600 metri con un drone: nell’area corrispondente all’ultima geolocalizzazione del cellulare, i tecnici hanno individuato una vela di colore scuro.
Informata la Prefettura, nel pomeriggio sette soccorritori si sono preparati al Rifugio Capanna Trieste. L’elicottero del Suem di Pieve di Cadore ha verricellato in parete, in due rotazioni, quattro soccorritori e il tecnico di elisoccorso. Scesi su un terrazzino, i tecnici hanno predisposto un ancoraggio e si sono calati seguendo le funi della vela fino a raggiungere il corpo dell’uomo, ancora parzialmente coperto dalla neve.
Una volta riportata la salma in superficie, il cielo si è chiuso improvvisamente, costringendo la squadra ad attendere oltre un’ora. L’apertura di un varco nelle nubi ha consentito all’elicottero di completare il recupero in extremis, riportando a valle in due rotazioni sia la squadra sia la salma, ormai a notte quasi calata.




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