A dieci anni esatti dalla sua scomparsa, avvenuta il 28 aprile 2016, ricordiamo monsignor Sirio Da Corte Zandatina. La sua figura resta un punto di riferimento per la storia recente della Chiesa locale, non solo per il servizio pastorale prestato in diverse zone della provincia, ma soprattutto per l’impegno intellettuale e organizzativo volto a preservare la memoria di Papa Giovanni Paolo I.
Nato ad Auronzo di Cadore il 10 aprile 1941, Monsignor Da Corte ha vissuto un ministero caratterizzato da una solida preparazione culturale. Dopo aver guidato la comunità di Sedico come arciprete, ha trascorso un periodo significativo nell’alto Agordino tra il 2000 e il 2008. In quegli anni ha ricoperto l’incarico di arciprete e vicario foraneo di Canale d’Agordo, curando contemporaneamente la parrocchia di Vallada Agordina. È in questa fase che il suo operato ha assunto una rilevanza storica: a lui si deve infatti l’ideazione del Museo Albino Luciani (MUSAL) e il decisivo impulso, condiviso con il vescovo Vincenzo Savio, per l’apertura della Causa di Canonizzazione del Pontefice nativo di Canale.
L’attività di Monsignor Da Corte si è distinta per una visione capace di unire la dimensione spirituale a quella culturale. Successivamente all’esperienza agordina, nel 2011, è stato chiamato a gestire una fase di transizione nella prestigiosa parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo a Cortina d’Ampezzo. In qualità di amministratore parrocchiale, ha guidato la comunità ampezzana attraverso i riti della Quaresima e della Settimana Santa, definendosi con sobrietà un «parroco a tempo» prima di assumere il rettorato del Santuario del Nevegal.
Il suo percorso terreno si è concluso dopo aver lasciato un’impronta indelebile nella documentazione e nella promozione della figura di Albino Luciani. Attraverso il suo lavoro, la comunità diocesana ha potuto approfondire il legame con il “Papa del Sorriso”, rendendo il suo paese natale un centro di spiritualità riconosciuto a livello internazionale. Oggi, a un decennio dalla morte, la sua opera continua a vivere attraverso le istituzioni museali e i processi canonici che egli stesso contribuì a generare.




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