Dialetto addio. Le lingue locali verso la scomparsa. Lo certifica il rapporto dell’Istat “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere”. L’analisi evidenzia che tra il 1988 e il 2024 l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi, passando dal 32% al 9,6%. Crescono, contestualmente, l’uso dell’italiano (nel 2024 quasi una persona su due parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali) e delle lingue straniere, inglese in primis, soprattutto tra i più giovani, anche se i livelli di conoscenza di altri idiomi nella popolazione generale restano comunque bassi.
Lingua confidenziale
Tornando al dialetto, il suo impiego – pur tendente alla marginalità – non è del tutto scomparso. Lo utilizzano ancora circa quattro persone su dieci in almeno un ambito relazionale, di preferenza nelle relazioni più strette (in famiglia e tra amici), mentre solo il 13% lo parla nei rapporti con gli estranei. Ancora più limitato il suo uso esclusivo, che resta di fatto relegato alla cerchia familiare e amicale.
Mutamenti recenti
A prendere il posto del dialetto, la lingua nazionale, che in particolare negli ultimi anni ha visto una crescita consistente: «Tra il 1987/88 e il 2015 – spiega l’Istat – l’uso prevalente dell’italiano in famiglia e con gli amici si è mantenuto a livelli pressoché stabili. Solo nell’ultimo decennio si osserva una crescita significativa: la quota di persone di sei anni e più che utilizzano principalmente l’italiano passa dal 45,9% nel 2015 al 53,6% nel 2024 nelle relazioni familiari e dal 49,6% al 58,7% in quelle amicali». Anche le parlate miste, italiano e dialetto, vedono un crescente consolidamento del primo a scapito del secondo. Ad aumentare, inoltre, è l’uso di lingue diverse dall’italiano, sia in ambito familiare, sia nei rapporti con gli estranei, mentre rimane stabile nelle relazioni amicali.
Differenze generazionali e di genere
Lo studio dell’Istat mette in luce anche una frattura generazionale nel modo di esprimersi: all’aumentare dell’età, diminuisce l’uso prevalente dell’italiano in tutti i contesti relazionali, mentre aumenta l’uso quasi esclusivo del dialetto. Differenze si riscontrano anche tra uomini e donne, con queste ultime che tendono a esprimersi più frequentemente in italiano – sia in famiglia, sia con gli amici – rispetto ai maschi.
Differenze geografiche
Un altro fronte in cui si riscontrato divergenze è quello territoriale, con l’uso prevalente dell’italiano più diffuso nel Nord-ovest e nel Centro rispetto al Sud e alle Isole. A livello regionale, l’italiano è maggiormente parlato in Toscana e Liguria, mentre i dati più bassi emergono in Calabria e Trentino-Alto Adige. Nel Mezzogiorno (con l’esclusione di Sardegna e Abruzzo) oltre la metà della popolazione dai sei anni in su utilizza il dialetto in famiglia – in forma esclusiva o alternata all’italiano – contro una quota di circa una persona su cinque nel Nord-ovest e di una su quattro nel Centro. Le percentuali più elevate si registrano in Calabria (64%), Sicilia (61,5%) e Campania (61%). Nel Centro, solo nelle Marche si ricorre al dialetto in misura superiore alla media nazionale (49,9% contro 38%). Nel Nord-est, un uso rilevante del dialetto si osserva nella provincia di Trento (54,5%) e nel Veneto (55,3%).
Lingue straniere
In aumento le lingue diverse dall’italiano, non solo come parlate che si affiancano all’idioma nazionale. Cresce, infatti, anche la quota di chi ha una prima lingua differente.
«L’italiano – si legge nel report – è la lingua madre per l’89,2% della popolazione dai sei anni in su. Nel tempo, si è assistito a una crescita di quanti dichiarano una lingua madre diversa dall’italiano: dal 4,1% nel 2006 al 9,6% nel 2015, fino al 10,7% nel 2024».
Le lingue madri straniere più diffuse sono il rumeno, l’arabo, l’albanese e lo spagnolo.
L’approfondimento sottolinea le diverse abitudini linguistiche tra la popolazione di lingua madre straniera e quella di lingua madre italiana. «In ambito familiare – riporta la ricerca – la maggioranza delle persone di lingua madre straniera non parla l’italiano. Inoltre, quattro persone su dieci non parlano in italiano con gli amici e quasi due su dieci non lo utilizzano con gli estranei, comportamenti linguistici che rappresentano un ostacolo rilevante alla piena partecipazione alla vita sociale e culturale nei contesti territoriali in cui vivono».




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