Dialetto in declino. L’italiano e le lingue straniere conquistano spazio

Simone Tormen | 25 febbraio 2026 alle 09:15 | 0 commenti

Tempo di lettura: 3 minuti
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

Dialetto addio. Le lingue locali verso la scomparsa. Lo certifica il rapporto dell’Istat “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere”. L’analisi evidenzia che tra il 1988 e il 2024 l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi, passando dal 32% al 9,6%. Crescono, contestualmente, l’uso dell’italiano (nel 2024 quasi una persona su due parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali) e delle lingue straniere, inglese in primis, soprattutto tra i più giovani, anche se i livelli di conoscenza di altri idiomi nella popolazione generale restano comunque bassi.

Lingua confidenziale
Tornando al dialetto, il suo impiego – pur tendente alla marginalità – non è del tutto scomparso. Lo utilizzano ancora circa quattro persone su dieci in almeno un ambito relazionale, di preferenza nelle relazioni più strette (in famiglia e tra amici), mentre solo il 13% lo parla nei rapporti con gli estranei. Ancora più limitato il suo uso esclusivo, che resta di fatto relegato alla cerchia familiare e amicale.

Mutamenti recenti
A prendere il posto del dialetto, la lingua nazionale, che in particolare negli ultimi anni ha visto una crescita consistente: «Tra il 1987/88 e il 2015 – spiega l’Istat – l’uso prevalente dell’italiano in famiglia e con gli amici si è mantenuto a livelli pressoché stabili. Solo nell’ultimo decennio si osserva una crescita significativa: la quota di persone di sei anni e più che utilizzano principalmente l’italiano passa dal 45,9% nel 2015 al 53,6% nel 2024 nelle relazioni familiari e dal 49,6% al 58,7% in quelle amicali». Anche le parlate miste, italiano e dialetto, vedono un crescente consolidamento del primo a scapito del secondo. Ad aumentare, inoltre, è l’uso di lingue diverse dall’italiano, sia in ambito familiare, sia nei rapporti con gli estranei, mentre rimane stabile nelle relazioni amicali.

Differenze generazionali e di genere
Lo studio dell’Istat mette in luce anche una frattura generazionale nel modo di esprimersi: all’aumentare dell’età, diminuisce l’uso prevalente dell’italiano in tutti i contesti relazionali, mentre aumenta l’uso quasi esclusivo del dialetto. Differenze si riscontrano anche tra uomini e donne, con queste ultime che tendono a esprimersi più frequentemente in italiano – sia in famiglia, sia con gli amici – rispetto ai maschi.

Differenze geografiche
Un altro fronte in cui si riscontrato divergenze è quello territoriale, con l’uso prevalente dell’italiano più diffuso nel Nord-ovest e nel Centro rispetto al Sud e alle Isole. A livello regionale, l’italiano è maggiormente parlato in Toscana e Liguria, mentre i dati più bassi emergono in Calabria e Trentino-Alto Adige. Nel Mezzogiorno (con l’esclusione di Sardegna e Abruzzo) oltre la metà della popolazione dai sei anni in su utilizza il dialetto in famiglia – in forma esclusiva o alternata all’italiano – contro una quota di circa una persona su cinque nel Nord-ovest e di una su quattro nel Centro. Le percentuali più elevate si registrano in Calabria (64%), Sicilia (61,5%) e Campania (61%). Nel Centro, solo nelle Marche si ricorre al dialetto in misura superiore alla media nazionale (49,9% contro 38%). Nel Nord-est, un uso rilevante del dialetto si osserva nella provincia di Trento (54,5%) e nel Veneto (55,3%).

Lingue straniere
In aumento le lingue diverse dall’italiano, non solo come parlate che si affiancano all’idioma nazionale. Cresce, infatti, anche la quota di chi ha una prima lingua differente.
«L’italiano – si legge nel report – è la lingua madre per l’89,2% della popolazione dai sei anni in su. Nel tempo, si è assistito a una crescita di quanti dichiarano una lingua madre diversa dall’italiano: dal 4,1% nel 2006 al 9,6% nel 2015, fino al 10,7% nel 2024».
Le lingue madri straniere più diffuse sono il rumeno, l’arabo, l’albanese e lo spagnolo.
L’approfondimento sottolinea le diverse abitudini linguistiche tra la popolazione di lingua madre straniera e quella di lingua madre italiana. «In ambito familiare – riporta la ricerca – la maggioranza delle persone di lingua madre straniera non parla l’italiano. Inoltre, quattro persone su dieci non parlano in italiano con gli amici e quasi due su dieci non lo utilizzano con gli estranei, comportamenti linguistici che rappresentano un ostacolo rilevante alla piena partecipazione alla vita sociale e culturale nei contesti territoriali in cui vivono».

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Notizie correlate

Feltre. Tutto pronto per il Palio numero quarantasette

Feltre. Tutto pronto per il Palio numero quarantasette

Entra nel vivo il Palio di Feltre. Edizione numero quarantasette che questa sera vedrà i contradaioli impegnati nelle cene propiziatorie. Domani l'apertura del mercatino nel centro storico, le attività per  i bambini e gli spettacoli itineranti. Alle 18:00 la...

leggi tutto