Tra il 2011 e il 2024 sono emigrate dall’Italia 630mila persone di età compresa tra 18 e 34 anni. Lo certifica il rapporto del CNEL (il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”.
Quasi la metà dei giovani espatriati nel periodo considerato è partita dalle regioni del Nord (49%). Il 35% dei flussi ha invece avuto origine dal Mezzogiorno, il 16% dal Centro. Per oltre un terzo (33,8%) si è trattato di laureati.
Una mobilità che per il nostro Paese ha significato una perdita netta di 441mila persone – questo il saldo al netto degli immigrati – e di un valore, in termini di capitale umano, stimato in circa 160 miliardi di euro (7,5% del PIL), cifra che rilfette il costo sostenuto dalle famiglie e, per la sola istruzione, dal settore pubblico, per crescere ed educare i giovani italiani emigrati. Le tre regioni con la perdita di valore più alta sono Lombardia (28,4 miliardi), Sicilia (16,7) e Veneto (14,8).
Per quanto riguarda le mete di destinazione, ben oltre due terzi dei connazionali che hanno fatto le valigie (il 77%, pari a 486mila individui) si sono diretti verso Regno Unito (la meta principale), Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Austria, Belgio, Irlanda, Paesi Bassi e Stati Uniti. Nazioni dalle quali, sempre nel periodo 2011-2024, sono invece arrivati in Italia 55mila giovani, per uno “scambio” in negativo di 431mila soggetti: nove italiani in uscita per uno straniero in entrata. Peculiarità, questa, che distingue l’Italia rispetto alle altre realtà economicamente avanzate. E che, sottolinea il CNEL, in una situazione di «esodo strutturale, non episodico, non compensato da arrivi equivalenti dagli altri sistemi economico-sociali avanzati» porta a perdere «una parte quantitativamente e qualitativamente importante della generazione giovane e qualificata».
Più che mai necessario, quindi, secondo il Consiglio, risolvere i ritardi culturali ed economici che rendono l’Italia scarsamente attrattiva per i giovani. Non sono solo i numeri di partenze e arrivi a testimonaire le difficoltà della Penisola a proposito della capacità di richiamo. Il Rapporto CNEL riporta infatti anche gli esiti di un sondaggio condotto tra i giovani in Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito relativamente alla spinta ad andare all’estero (che risulta molto più elevata in Italia) e all’attrattività dell’Italia stessa, decisamente bassa per problemi generali del nostro Paese. Il sondaggio del Consiglio conferma che i giovani italiani se ne vanno sia per le migliori opportunità lavorative all’estero (la motivazione principale), sia per la maggiore efficienza dei sistemi pubblici fuori dai confini. Ma anche per il più adeguato riconoscimento dei diritti civili e perfino per la superiore qualità della vita, un aspetto che finora era sempre stato considerato un freno all’emigrazione.




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