Nella città più grande della Svizzera la cosiddetta “italianità” è notoriamente presente in tante forme e sfumature, ma quello che mi è successo tempo fa all’aeroporto ha superato ogni aspettativa.
Che confusione, sarà perché ti amo. Questi sono i versi di una nota canzone italiana che mi hanno accolto nella sala di attesa degli arrivi dello scalo aereo più importante del Paese. Con me c’era una folla di persone che aspettava parenti, amici o clienti provenienti da varie nazioni. In quel momento erano appena atterrati aerei provenienti da Amsterdam, Dresda, Palermo, Parigi, Porto, Madrid e Dubai, altri sarebbero arrivati più tardi. Io avrei dovuto attendere ancora un po’.
Dopo i Ricchi e Poveri è arrivato Edoardo Bennato con Viva la mamma e Notti magiche, insieme a Gianna Nannini. Successivamente, nell’arco di una mezzoretta, ecco anche Albano e Romina (Felicità), Andrea Bocelli (Con te partirò), Eros Ramazzotti (E ci sei adesso tu), Adriano Celentano (Azzurro) e l’immancabile Toto Cutugno (L’Italiano). Si trattava di una specie di serata italiana, insomma.
Dico subito, a scanso di equivoci, che non ho mai apprezzato le canzoni nazional-popolari italiane della mia infanzia e dell’adolescenza. E non mi è mai nemmeno mai piaciuto il Festival di Sanremo con tutto il carrozzone mediatico che, per mesi interi, accompagna l’Italia tra presentatori vanitosi, vallette capricciose, cantanti frustrati, ospiti effimeri e politici presenzialisti.
Però devo anche ammettere che questo tipo di canzoni mi aiuta a insegnare l’italiano alle persone desiderose di conoscere meglio la cosiddetta “lingua di Dante” e che hanno iniziato a innamorarsi dell’italianità con le parole di un altro toscano come Pupo… su di noi, nemmeno una nuvola, su di noi l’amore è una favola.
“L’italiano è una lingua musicale!”, continuano a dirmi con grande entusiasmo i miei studenti, anche quelli che, nonostante gli anni passati sui manuali, non hanno mai imparato il corretto uso del congiuntivo o delle frasi ipotetiche. Ah, se bastasse una bella canzone per capire queste cose…
Negli ultimi decenni la fruizione quotidiana della musica è diventata molto più semplice a causa delle piattaforme che si trovano in rete e offrono ogni genere di canzoni in tutte le lingue del mondo. L’italiano, in questo senso, non può certo competere con l’inglese o lo spagnolo però è sempre apprezzato soprattutto in certe zone dell’Europa come la Svizzera tedesca o la Germania.
Alla fine, l’esperienza musicale avuta all’aeroporto di Zurigo mi ha riportato indietro nel tempo, quando c’erano i dischi in vinile, le cassette e i CD. E ho pensato anche alle centinaia di persone che si trovavano in quel momento con me ad ascoltare distrattamente parole forse incomprensibili per gran parte di loro. Ma erano in italiano e spero che, nonostante tutto, qualcosa di quelle sillabe vocaliche scandite musicalmente siano piaciute.
E chi lo sa? Forse qualcuno un giorno si iscriverà a un corso di italiano, incuriosito di sapere che fine ha fatto Marco che se ne è andato via, lasciando da sola la povera Laura Pausini, adolescente e oggi matura donna di successo.
Ma questo lo scopriremo solo vivendo… come appunto cantava Lucio Battisti.


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