In questo primo quarto di secolo come si è comportato l’elettorato bellunese nelle elezioni per il Presidente ed il Consiglio Regionale del Veneto? I catastrofisti direbbero: «In caduta libera». Difficile dare loro torto.
I numeri parlano chiaro. Nel 2000 votò il 62%, nel 2005 il 59%, nel 2010 il 52,38%, nel 2015 il 44,05%, nel 2020 il 47,8% e nel 2025 il 35,29%. Questo quadro sconsolante ci relega all’ultimo posto tra le province d’Italia: solo un bellunese su quattro è andato alle urne ed in 25 anni abbiamo perso ben il 26,71% degli aventi diritto a voto.
L’unico Comune con più votanti rispetto al 2020 è stato Zoppè di Cadore con il 53,11% contro il 45,74% di cinque anni fa. Quando si vota nell’attuale parte dell’anno ad alzare la percentuale intervengono gli emigranti stagionali, in primis i gelatieri. Di contro, dove incide anche l’emigrazione definitiva, tre Comuni hanno fatto registrare un dato inferiore al 20% e sempre in calo rispetto al 2020: Arsiè (30,25%-19,19%=-11,06%), Soverzene (23,52%-18,65%=-4,87%), Cibiana (32,60-18,86%=-14%). Ma Soverzene è vittima delle statistiche nelle quali pesano gli iscritti all’AIRE: senza di loro i residenti hanno votato per il 67%, ovvero da ultimi a primi!
Le cause sono molteplici, eccone qualcuna: gli iscritti all’AIRE sono 56.000 su 217.000 aventi diritto a voto per cui è urgente una drastica riforma; le elezioni amministrative risentono sempre del clima politico generale; ogni tornata risente del clima di campagna elettorale permanente; la politica riscuote sempre meno richiamo tra tutte le generazioni e condizioni sociali; il dialogo tra governante e governato si alza di tono poco prima del voto e poi si assopisce per il resto della legislatura e/o consiliatura; la cultura politica dei cittadini va di pari passo con quella generale dove i valori fondanti della democrazia sono sempre più sbiaditi e troppo spesso non conosciuti dai più; infine, se, come diceva Giorgio Gaber, la democrazia è partecipazione, c’è da preoccuparsi molto.
Ora, abbassate le luci sul clima elettorale, tocca agli eletti mantenere fede alle promesse impegnandosi a non deludere le aspettative di un elettorato sempre più disaffezionato alla politica. Pertanto, i bellunesi che cosa si aspettano da questa Regione del Veneto? Prima di tutto un cambio di passo permanente per avvicinarsi di più alla base elettorale. Ci aspettiamo così un assessorato specifico per per la montagna, che sappia parlare il linguaggio delle Terre Alte e non solo un’enunciazione di principio come in passato poi rimasta lettera morta. Ci aspettiamo un forte impegno nei confronti della sanità pubblica ed altrettanto nel campo del sociale verso le categorie più fragili (giovani e anziani); idem per le infrastrutture a sostegno del mondo produttivo. Ci fermiamo qui, ce n’é abbastanza per fare lavorare sodo gli inquilini dei Palazzi Ferro Fini e Balbi!
In conclusione, però, qualcosa ce la dobbiamo mettere pure noi cittadini per non farci sempre rinfacciare l’ignavia dell’astensionismo. Il che vuol dire, sempre e comunque, partecipazione. Ovvero, se la politica va rifondata, anche l’elettorato non lo può essere da meno. Solo così avremo il diritto di lamentarci se le cose non andranno come vorremmo. Non sarà facile, ma starsene sul divano e lontani dalle urne equivale a delegare altri con una cambiale in bianco che, messa all’incasso, potrebbe farci rimpiangere la più imperfetta delle democrazie.
Possiamo confidare nelle elezioni in calendario per il 2027?



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