Nei periodi di festa le tavole imbandite, il panettone ( pare inventato all’epoca di Ludovico il Moro a Milano da un panettiere di nome Toni: da qui Pan de Toni.) le scritte luminose, gli alberi con addobbi di ogni tipo, le vetrine dei negozi colme di ogni ben di Dio e le musiche per le strade ci trascinano in un mondo fantastico e magico, dove il benessere, il piacere e l’abbondanza sembrano alla portata di tutti: un paese di Cuccagna appunto.
Il termine Cuccagna sembra derivi dal termine tedesco Kuchen cioè torta, ma nelle varie lingue assume vari nomi: in Francia “Cocagne” in Gran Bretagna “Cockaigne” in Spagna “Cucana”, a Malta Kukkanja.
Comunque un luogo così fantastico è già citato in una commedia del V sec. a. C. di Ferecrate che lo descrive come un luogo “dove scorrono fiumi di brodo e polenta”.
Secondo Jacques Le Goff “per dominare il tempo e la storia, e per soddisfare le loro aspirazioni alla felicità e alla giustizia, le società umane hanno immaginato, nel passato o nel futuro, delle epoche eccezionali”.
Nel 1588 un Anonimo scrisse un divertente testo sul paese di Cuccagna, con un simpatico invito:
Venite spensierati e compagnoni,
voi ch’avete sì in odio il lavorare,
amici delli grassi e buon bocconi,
nemici del disagio e del stentare,
omini di gran cor, non già poltroni,
come gli avari vi voglio(n) chiamare,
venite tutti,
che andiamo in Cuccagna,
dove chi più dorme più guadagna.
Di certo è il Medioevo il periodo dove Cuccagna ebbe più notorietà; si pensi al Decameron: nella terza novella dell’ottava giornata Boccaccio narra del paese di Bengodi nel quale “si legano le vigne con salsicce…e eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi”…
Tra Medioevo e Rinascimento il Paese di Cuccagna ricorre in diverse narrazioni, sempre rappresentato come luogo di delizie, di felicità e libertà. Anche nei “Promessi sposi” se ne parla: Renzo, quando durante la carestia arriva per la prima volta a Milano, trova per terra dei pani e non sapendo che erano in corso saccheggi ai panifici, pensa di essere nel paese di Cuccagna.
In tempi più recenti, nell’indimenticabile film di Monicelli, L’armata Brancaleone, Vittorio Gassman nella parte di Brancaleone da Norcia arringa i suoi scalcinati seguaci declamando : “…noi marceremo per giorni, settimane et mesi, ma infine avremo castella, ricchezze e bianche femmine dalle grandi puppe”.
Ora le lusinghe della pubblicità ci invogliano a percorrere sentieri che pare portino al paese delle meraviglie, dell’abbondanza, delle bianche femmine ecc., ma nel vocabolario la parola successo è sempre seguita dalla parola sudore.



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