Un’altra preziosa testimonianza si aggiunge al patrimonio della memoria migrante bellunese. Il Centro Studi Aletheia dell’Associazione Bellunesi nel Mondo ha pubblicato sul proprio sito web www.centrostudialetheia.it una fotografia inedita che ritrae la miniera Xhawirs, situata nel villaggio di Xhendelesse, nella città di Herve, in Vallonia, provincia di Liegi.
Lo scatto risale ai primi anni Cinquanta e mostra uno spaccato della vita quotidiana dei minatori italiani, in gran parte originari di Quero, giunti in Belgio nel 1946 in cerca di lavoro e stabilità dopo il secondo conflitto mondiale. La foto racconta una storia fatta di fatica, sacrificio e speranza.
Sulla destra dell’immagine si distinguono chiaramente le baracche costruite durante la guerra dai tedeschi per ospitare prigionieri di guerra, in particolare polacchi, impiegati forzatamente nell’estrazione del carbone. Dopo la fine delle ostilità, quelle stesse strutture vennero riutilizzate come alloggi per i soldati tedeschi divenuti prigionieri. Infine, a partire dal 1947, furono assegnate alle famiglie di minatori italiani appena arrivate in Belgio.
In secondo piano, sulla sinistra, si scorge la torre dell’ascensore minerario, una struttura imponente che ospitava gli ingranaggi per la discesa nel sottosuolo, attraverso una semplice gabbia metallica. Accanto ad essa, l’edificio grigio scuro era conosciuto come la “cantina”, un dormitorio dove vivevano gli stessi lavoratori della miniera.
La fotografia è stata pubblicata grazie alla gentile concessione di Ivana Dalla Piazza, ed entra a far parte di un importante lavoro di documentazione e valorizzazione delle storie familiari legate all’emigrazione bellunese.
Il Centro Studi Aletheia, impegnato nella raccolta e nella diffusione di materiali storici legati al fenomeno migratorio, invita chiunque sia in possesso di fotografie, lettere o documenti familiari a mettersi in contatto con la redazione. È possibile scrivere all’indirizzo e-mail aletheia@bellunesinelmondo.it o telefonare al numero 0437 941160.
Con questa nuova pubblicazione, il Centro Studi conferma il proprio ruolo di custode della memoria collettiva, offrendo uno spazio prezioso per mantenere vive le radici e raccontare il contributo fondamentale degli emigranti italiani alla storia europea del Novecento.




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