La storia dell’emigrazione bellunese è fatta di grandi rotte transatlantiche, ma anche di spostamenti più vicini, non per questo meno avventurosi. È il caso di quei bellunesi che si diressero verso l’Europa dell’Est centocinquanta anni fa. Tanto il tempo trascorso da quando i primi pionieri diedero vita alla comunità bellunese della Slavonia, in Croazia. A un secolo e mezzo dai primi insediamenti, i legami con la terra d’origine restano ancora vivi.
Le origini
Come spesso accade nelle storie di emigrazione, furono il bisogno di lavoro e di migliori condizioni di vita a spingere boscaioli, carbonai e agricoltori dal Bellunese verso la Slavonia, attratti dalle sue ricchezze naturali: terre fertili, corsi d’acqua, risorse minerarie e soprattutto i fitti boschi da sfruttare. L’impulso decisivo arrivò nel 1876, quando i latifondisti di Pakrac Josef Reiser e Phillip Stein, per necessità di disboscamento e produzione di carbone, decisero di lottizzare e vendere i loro terreni ricoperti di foreste a coloni italiani, considerati manodopera laboriosa e affidabile. L’accordo prevedeva la vendita di lotti a chiunque si presentasse munito di passaporto. Fu così che un primo nucleo di pionieri si mise in cammino (letteralmente) verso la Slavonia. Giunti a destinazione, costruirono inizialmente baracche di legno, fango e paglia. Grazie ai contatti con la popolazione locale impararono a produrre mattoni e contribuirono in modo determinante alla nascita e allo sviluppo di tre villaggi: Khuenovo Selo (l’odierna Ploštine), Kapetanovo Polje e Veliki Banovac. Reiser diede inizialmente ai tre insediamenti i nomi di San Giovanni, Longarone e Lorenzago, in omaggio alle zone di provenienza dei coloni, in prevalenza dal Longaronese, dal Cadore, dall’Alpago e dal Feltrino. Nel 1884 i tre villaggi ottennero il riconoscimento ufficiale. Nello stesso anno gli immigrati, tramite i capi villaggio, chiesero la cittadinanza austro-ungarica, ottenuta con giuramento il 15 febbraio 1885.
Il Novecento
Allo scoppio della Grande Guerra i bellunesi di Slavonia furono arruolati nell’esercito austro-ungarico e si trovarono a combattere contro l’Italia. Chiuse le ostilità, con la nascita della Jugoslavia, Khuenovo Selo prese il nome attuale di Ploštine. Durante la Seconda guerra mondiale molti bellunesi aderirono alla resistenza partigiana contro gli occupanti nazifascisti. Nel dopoguerra la comunità conobbe un periodo di relativo benessere grazie allo sviluppo dell’agricoltura e dei primi processi di industrializzazione. Il 7 maggio 1976 venne costituita la società “Liberta”, che divenne in seguito la Comunità degli Italiani “Libertà”, importante punto di riferimento culturale e sociale
Oggi
A partire dagli anni Cinquanta, e con maggiore intensità negli Ottanta, si sono riallacciati i rapporti con l’Italia grazie a visite, gite culturali e scambi sportivi. Gli anni Novanta, segnati dalla guerra jugoslava, hanno portato declino e una nuova contro-emigrazione verso l’Italia, che ha però paradossalmente rafforzato i legami tra le due comunità. Oggi, a centocinquant’anni di distanza, il filo culturale tra i bellunesi d’Italia e quelli di Croazia si è assottigliato, ma non si è spezzato.




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