Una storia alpagota. C’è chi va e c’è chi viene

Sara Balcon | 29 aprile 2025 alle 12:22 | 0 commenti

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Così come molti territori della provincia di Belluno, l’Alpago non si sottrasse alla dura legge dell’emigrazione, ancora viva nei ricordi della gente e nella toponomastica locale, come testimonia la presenza della Via dell’Emigrante a Farra d’Alpago e a Tambre.

Terra profondamente legata al Bosco da Reme di San Marco – preziosa riserva di legname per l’Arsenale navale della Serenissima – e ai pascoli dell’Altopiano del Cansiglio, l’Alpago fondò per secoli la sua economia sulle attività agro-silvo-pastorali e derivate, dal taglio boschivo alla falegnameria, al lavoro dei carboneri, che usarono il sistema del pojat per la produzione del carbone da legno.

Anche in Alpago, fino alla seconda metà del XIX secolo, l’emigrazione stagionale o temporanea integrò le magre risorse. Destinazione privilegiata fu la città di Venezia, dove si trasferirono, di rado definitivamente, facchini, servitori, balie, serve, portatrici d’acqua. A partire dalla fine dell’Ottocento, cominciò l’emigrazione permanente, con ondate significative verso il Brasile e consistenti flussi nel corso del Novecento diretti verso le zone industriali e minerarie della Svizzera, della Germania, del Belgio.

L’Alpago però non fu solo luogo di partenza di un esodo generalizzato di persone in cerca di nuove possibilità, ma fu anche meta di una singolare vicenda d’immigrazione storica: quella dei Cimbri. Descritti come uomini alti, slanciati, biondi e con gli occhi chiari, i Cimbri sono una comunità di origine germanica giunta verso la fine del XVIII secolo nel Bosco del Cansiglio dalla località di Roana, uno dei sette comuni dell’Altopiano di Asiago.

Il termine “Cimbri” e quello di “Zimbarli” sono, infatti, comunemente impiegati per identificare alcuni gruppi familiari presenti sull’Altopiano del Cansiglio e in Alpago Orientale. Altro termine un tempo diffuso era quello di “scatoleri”, poiché si dedicavano alla confezione di scatole per la conservazione dei cibi, scatole che venivano ricavate da tavole sottili di faggio piegate a caldo. I Cimbri, quali esperti artigiani del legno, fabbricavano anche gabbie, zoccoli, soffietti, stacci, crivelli, mastelli, scodelle, manici d’ombrello, casseruole e forme per il formaggio.
I documenti di archivio testimoniano come nel 1874 in Alpago vi fossero quaranta famiglie di Cimbri per un totale di oltre duecentocinquanta persone. Nei villaggi di Vallorch e di Pian Canaie, nel 1887 si contavano circa duecentottanta scatoleri, mentre nel 1930 erano attestate circa cinquanta famiglie, che avevano la propria dimora stabile o temporanea nella foresta.

Sara Balcon

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