Lavizzara, Canton Ticino, 18 ottobre 1954. In questa data è scattata una fotografia che racconta una pagina importante dell’emigrazione bellunese in Svizzera. Vi compare Giovanni Stò, primo a destra nell’immagine, nato a Zottier di Mel nel 1912, protagonista di una vita segnata dal lavoro duro e dai sacrifici.
Dopo anni trascorsi come minatore a Cogne, in Val d’Aosta, e poi a Maurage, in Belgio, Giovanni rientrò temporaneamente in Italia. Ma all’inizio degli anni ’50 ripartì ancora una volta, questa volta destinazione Svizzera, dove avrebbe preso parte a un’impresa ingegneristica imponente: la costruzione della diga del Sambuco, sul fiume Muggia, nel Canton Ticino.
Per circa sette anni, Giovanni lavorò presso il cantiere della diga ad arco, alta 130 metri e inaugurata nel 1956. Il bacino creato dalla diga, il lago del Sambuco, ha un volume massimo di 63 milioni di metri cubi, una lunghezza di 3 km e si trova a 1461 metri di altitudine. Le sue acque vengono ancora oggi utilizzate per la produzione di energia idroelettrica dalle Officine Idroelettriche della Maggia (OFIMA).
La storia di Giovanni è una delle tante che testimoniano la fatica e il contributo dei lavoratori emigrati bellunesi allo sviluppo di infrastrutture fondamentali all’estero, spesso affrontando condizioni estreme e lontananza dalla propria terra.
Questa preziosa memoria è oggi custodita dal Centro Studi sulle Migrazioni “Aletheia” dell’Associazione Bellunesi nel Mondo (www.centrostudialetheia.it), che continua a raccogliere foto, documenti e testimonianze legate all’emigrazione.
Chi desidera contribuire a mantenere viva questa storia collettiva può scrivere a aletheia@bellunesinelmondo.it o telefonare al numero +39 0437 941160.
Ricordare significa rendere onore a chi, con sacrificio e coraggio, ha costruito futuro lontano da casa.




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