Forse non tutti sanno che dietro uno dei simboli più iconici dell’estate, il cono gelato, c’è l’ingegno di un bellunese emigrato negli Stati Uniti a fine Ottocento. Si chiamava Italo Marchioni, era originario di Peaio, frazione di Vodo di Cadore (Belluno), e la sua invenzione ha cambiato per sempre il modo di gustare il gelato nel mondo.
Marchioni emigrò negli Stati Uniti nei primi anni del Novecento, stabilendosi a New York. Lavorando come venditore ambulante di gelati, intuì l’inconveniente dei contenitori di vetro o metallo, difficili da gestire e da igienizzare. Ebbe così l’idea geniale: servire il gelato in una cialda commestibile, eliminando il bisogno di piatti o cucchiai.
Nel 1903 ottenne il brevetto statunitense n. 746971 per una macchina che produceva “coppe” di cialda da riempire con il gelato. Questo rappresenta il primo riconoscimento ufficiale dell’invenzione del cono gelato, attribuendo a Marchioni un posto d’onore nella storia dell’alimentazione e dell’innovazione dolciaria.
Tuttavia, la sua invenzione fu presto imitata, e la paternità del cono venne a lungo contesa. Nonostante ciò, la documentazione storica conferma il ruolo pionieristico dell’italiano di origini bellunesi, il cui nome resta legato a uno dei piaceri più semplici e universali.
La figura di Italo Marchioni è oggi ricordata con orgoglio sia negli Stati Uniti sia nella sua terra d’origine, come simbolo del contributo degli emigrati italiani allo sviluppo culturale, sociale ed economico delle nazioni che li hanno accolti.




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